{"id":36,"date":"2017-01-06T03:46:56","date_gmt":"2017-01-06T02:46:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/?p=36"},"modified":"2017-06-14T00:56:50","modified_gmt":"2017-06-13T22:56:50","slug":"la-finestra-di-borges","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/la-finestra-di-borges\/","title":{"rendered":"La finestra di Borges"},"content":{"rendered":"<p><em>di <b><a title=\"Articoli scritti da: Vanni Santoni\" href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/author\/vannisantoni\/\" rel=\"author\">Vanni Santoni<\/a>\u00a0<\/b>Questo racconto \u00a0fa parte dell\u2019antologia <\/em>Panamericana<em>, in uscita in questi giorni per <\/em>La Nuova Frontiera<em>, che ringraziamo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 Babbo!<\/em><br \/>\n<em>(De Quincey)<\/em><\/p>\n<p>Essendo mio padre un ingegnere della tipologia antica, di quelli che si pensavano anzitutto come intellettuali e vedevano l\u2019ingegneria come un complemento delle discipline umanistiche, e dunque, di fatto, una disciplina umanistica a sua volta, in casa, da sempre, vi erano pi\u00f9 testi letterari che scientifici<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Essendo tuttavia, e comunque, un ingegnere, egli poneva al vertice della piramide quella letteratura la quale, piuttosto che indagare il cuore e l\u2019anima dell\u2019uomo, cercava di circoscrivere a formula, o almeno a proiezione, quelli del mondo. La risoluzione di misteri, l\u2019avventura a chiave, la combinatoria, il gioco letterario, il postmodernismo di marca europea, erano le sue passioni; da ingegnere, tali passioni catalogava in implicite scale di necessit\u00e0 e interazione, dove la chiarezza non aveva importanza minore della volont\u00e0 di scendere nei recessi dell\u2019ignoto.<\/p>\n<p>Se le pendici dell\u2019Olimpo pullulavano di personaggi tanto variegati quanto potevano esserlo Arthur Conan Doyle e Hofstadter, Cipolla e Edwin Abbott, Bartezzaghi e Stevenson e Oreste del Buono (nel fumetto, pur fedele ai dettami di quest\u2019ultimo, apprezzava Moebius ma diffidava del suo compare Jodorowsky), il pyramidion era composto da tre nomi. In basso, guardiani della soglia, sfingi portanti e veridiche incarnazioni dei \u2018\u2018gradi blu\u2019\u2019 di quell\u2019ordine iniziatico che includeva lui solo e che, intesi gi\u00e0 nella prima infanzia, avrebbe potuto includere me, c\u2019erano due italiani, noti fino all\u2019ovvio, ampiamente stimati, addirittura rassicuranti: Umberto Eco e Italo Calvino. Sopra di loro, coi piedi ben piantati sulle loro capocce a mo\u2019 di Colosso, un argentino. Si trattava naturalmente di Jorge Luis Borges.<\/p>\n<p>Si dice che il compito dei figli sia uccidere i padri, o almeno superarli, o almeno credere di averlo fatto<sup>2<\/sup>. Nel mio caso, visto che avrei scelto la strada delle lettere e non quella delle scienze applicate, l\u2019onere era pi\u00f9 lieve di quello toccato ad altri: a colpi granitici di Kafka, Joyce, Proust, Faulkner, Pynchon, era fin banale smontare le mura di gesso di Calvino, quelle di mattoni di Eco. Per giocare a detestare il primo, poi, bastava leggere le sue lettere editoriali, il <em>Marcovaldo<\/em>, pr<a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/calvino-e-j-l-borges.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30872\" src=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/calvino-e-j-l-borges-300x203.jpg\" alt=\"calvino-e-j-l-borges\" width=\"363\" height=\"245\" \/><\/a>endere le misure della limitatezza del gioco di <em>Se una notte d\u2019inverno<\/em> rispetto a quanto si faceva, e anni prima, in America\u2026 Per il secondo, bastava ricollocarlo nell\u2019attuale, nell\u2019attualit\u00e0, che tutto svilisce e rende prosaico. Una firma al pur encomiabile appello contro un primo ministro corrotto, una \u2018\u2018Bustina\u2019\u2019 meno riuscita, e gi\u00e0 Eco poteva scomparire nel mucchio dei personaggi da quotidiano, da settimanale.<\/p>\n<p>Tutto questo, per\u00f2, con Borges non era possibile. Spunti per detestarlo ve ne erano di grandiosi: l\u2019appoggio tacito al boia Videla, sia pure per via di un incancrenito antiperonismo; l\u2019appoggio manifesto all\u2019altro boia Pinochet, la frase ignobile sulla \u2018\u2018chiarezza della spada\u2019\u2019 rispetto alla \u2018\u2018illegalit\u00e0 della dinamite\u2019\u2019, detta mentre i suoi aguzzini bruciavano capezzoli, strappavano unghie, elettrificavano gengive e ferite aperte, ficcavano topi nelle vagine delle oppositrici; le parole, forse ancora pi\u00f9 ignobili, con cui cerc\u00f2 di giustificarsi, messo di fronte ai crimini di quei regimi: non sapevo\u2026 Non immaginavo\u2026 Sono vecchio\u2026 \u2018\u2018pensate a me come un cieco che non legge i giornali e che conosce poca gente\u2026\u2019\u2019<br \/>\nParole degne di un Priebke: vecchio cieco? Sei uno dei massimi scrittori del Novecento, brutto figlio di puttana!<\/p>\n<p>Pure, non funzionava. Non v\u2019era ignominia nel mondo reale che potesse scalfire l\u2019edificio criselefantino del suo magistero. Immaginario, eppure pi\u00f9 vero del vero: lo si poteva ben dire.<br \/>\nIl fatto era che tutta la fiducia che avevo nei libri, e dunque nel mondo, veniva da lui. Avrebbe potuto dirmi, giunto che fossi al suo cospetto, Io ti ho creato, come un Thulsa Doom al primo barbaro che ne sfida il potere. Non avrei saputo cosa rispondere e mi avrebbe scacciato, fattosi Crom, o Wotan moltiplicato dalla doppia cecit\u00e0, dal Valhalla, ridendo di me.<\/p>\n<p>Bimbo precoce, avevo letto <em>Il nome della rosa<\/em> e il<em> Diario minimo<\/em>, <em>Il castello dei destini incrociati<\/em> e <em>Le citt\u00e0 invisibili<\/em><sup>3<\/sup>, apprezzandoli pi\u00f9 dei libri destinati ai ragazzini della mia et\u00e0, cos\u00ec mio padre pens\u00f2 di iniziarmi. Lo fece, naturalmente, con <em>La biblioteca di Babele<\/em>. Seppi solo da adulto che era parte organica di una raccolta. Mi venne presentata come cosa a s\u00e9. Presi a leggere. Lo sguardo di mio padre, immagino, andava oltre quello ironico e compiaciuto che si scambiano i Maestri mentre il novizio \u00e8 nel gabinetto di riflessione, alle prese col gallo nero, prima di giungere al sole e alla luna. Era quello di un altro custode di sole e luna, quello del vecchio freak che somministra un Super Hofmann, intero, certo, perch\u00e9 no, al giovane europeo recato dal fato a incontrarlo nei giardini di Ruigoord<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>E psichedelico fu del resto l\u2019effetto del racconto su di me. Ebbe a scrivere William Gibson che leggere<em> Finzioni<\/em> fu per lui equivalente all\u2019installazione di nuovo software. A me un solo racconto della medesima raccolta forn\u00ec di una nuova scheda madre. Fu forse un rifugio: di fronte alla complessit\u00e0 del mondo, ridurlo a libri, una cosa tangibile, che conoscevo e avrei potuto conoscere ancor meglio, era rassicurante. Non ancora adolescente, ecco gi\u00e0 una discreta soluzione al problema dei problemi. Ma ho ragione di credere che vi fosse d\u2019altro, e la realt\u00e0 (che altri chiama la biblioteca) sarebbe venuta a dimostrarlo.<\/p>\n<p>Non che non abbia provato, in seguito, a uccidere Borges, a lasciarmelo dietro, a sputargli in faccia o almeno credere di averlo fatto. Ricordo (di nuovo il ricordo, la sua incertezza: ma mi si lasci superarla, \u00e8 del resto per tale illusione che si scrive) che quando conobbi i ragazzi della rivista dove avrei pubblicato le mie prime cose, li schernii chiamandoli figli bastardi di Borges. Era solo, va da s\u00e9, che avevano avuto la mia stessa formazione, e ci\u00f2 filtrava nei loro testi, nella loro estetica; quasi per sfregio passai quasi subito a un ostentato realismo. Una volta, pi\u00f9 tardi, avevo gi\u00e0 pubblicato due libri e guadagnato un rispetto in quella povera cosa che \u00e8 il campo letterario da poter parlare senza abbassare troppo gli occhi ai venerati della mia epoca, uno di tali maestri, canuto e segnato dalle sofferenze che gli aveva cagionato il campo medesimo, al mio fare il nome dell\u2019argentino, mi disse \u2018\u2018Borges \u00e8 un vicolo cieco. Un bellissimo vicolo, ma cieco.\u2019\u2019<\/p>\n<p>Il motteggio mi piacque. Mi parve convincente. Lo feci mio. S\u00ec, superare Borges! Quel vicolo cieco che non \u00e8 altro! Passare oltre, lasciarsi alle spalle giochetti e orologerie! Guardare ai veri giganti, ai misteri insoluti, insolvibili, o alle verit\u00e0 stabilite dagli antichi, prone alla permutazione solo perch\u00e9 in fin dei conti immuni a ogni corruzione.<\/p>\n<p>Un anno dopo, per\u00f2, pubblicai ancora un libro, e in exergo mi scoprii a porre Calvino. <em>Le citt\u00e0 come i sogni\u2026<\/em> Calvino! Ancora non avevo superato costui, la sua biciclettina, il suo tavolo nell\u2019ufficio torinese, il suo sorriso furbetto, e volevo prendermela con Borges? Col Venerabile Jorge (quanto sorrideva, mio padre, all\u2019idea di ritrovarlo, per mano di Eco, a fare la parte del cattivo in quel monastero benedettino\u2026)? Pretesa ridicola. Il vicolo, compresi, non era cieco. C\u2019era una parete in fondo, ma si poteva essere sicuri che non avesse finestre?\u00a0 C\u2019era una tecnica difficile, forse impossibile, da superare; ma da ogni suppellettile, da ogni libro sui suoi scaffali (non serve spiegare che vicolo, in un simile caso, voleva dire anche corridoio di biblioteca), forse anche dalle crepe dei suoi muri, a ben guardare, si dipartivano universi.<\/p>\n<p>Lasciarmi dietro Borges: pretesa tanto pi\u00f9 ridicola, rifletto oggi, per chi come me non per una volta (per una volta capita a tutti) ma per due, si era perduto nel labirinto.<br \/>\nChi crede nel dogma recente della psicanalisi li chiama \u2018\u2018ricordi di copertura\u2019\u2019: certo \u00e8 che durante l\u2019adolescenza, e ancor pi\u00f9 durante la giovinezza, tali e tante sono le suggestioni da cui abbeverarsi, le strade il cui solo potenziale inebria l\u2019anima (salvo poi non sceglierne magari alcuna e stare a cazzeggiare al bar per anni: \u00e8 anche questo il bello di quell\u2019epoca della vita), i desideri e gl\u2019incontri terreni e gli entusiasmi, che facilmente si stende una cappa sottile ma immediata e scurissima sugli eventi in cui si vacilla o si \u00e8 vacillato, sospesi in quell\u2019area liminale che divide il non vero dal vero, o meglio il potenziale infinito dall\u2019attuale che si sceglie di vedere.<\/p>\n<p>Solo adesso, solo ora che, trovandomi nell\u2019incombenza di scrivere un racconto su Borges<sup>5<\/sup>, ho ripreso in mano tutti i suoi libri, <em>Finzioni<\/em>, <em>L\u2019Aleph<\/em>, <em>Il libro di sabbia<\/em> e tutti gli altri, li ho riletti e chiosati e nuovamente ammirati alla luce delle letture fatte negli anni, tali ricordi sono tornati a manifestarsi.<\/p>\n<p>Il primo<sup>6<\/sup>, \u00e8 ovvio, e mi rendo conto quante volte finora ho usato le parole \u2018naturalmente\u2019, \u2018ovvio\u2019, \u2018ovviamente\u2019, ma sa ormai il lettore in quale territorio, in che tipo di meccanismo matematico ci troviamo, fu una biblioteca. La biblioteca di Montevarchi! Difficile immaginare luogo meno enigmatico; pochi al mondo, i dedali pi\u00f9 miserandi. Tre piani pi\u00f9 una stanzuccia sotterranea, un bibliotecario grassoccio, non cieco ma solo dotato di spesse occhiaie, sempre con l\u2019aria di conoscerne ogni anfratto (non ebbe del resto mai il problema di dover viaggiare per esagoni ed esagoni, per infinite leghe), e noi pigri l\u00ec nella sala studio a scambiarci foglietti con battute sulle ragazze o i tizi ridicoli che ci sedevano intorno\u2026 Pure, in quel luogo, come del resto in ogni biblioteca \u2013 era forse questo il suo scopo quando decise di scrivere e pubblicare dei libri \u2013, Borges incombeva. <a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/860fda41906f28b2de88812c3122515b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-30868\" src=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/860fda41906f28b2de88812c3122515b-300x277.jpg\" alt=\"860fda41906f28b2de88812c3122515b\" width=\"300\" height=\"277\" \/><\/a><br \/>\nSi manifest\u00f2 nel primo, o secondo, o terzo, o quarto, o seicentonovantaseiesimo piano, nella forma della serie di volumi <em>La biblioteca di Babele<\/em> da lui curata per Franco Maria Ricci, che in virt\u00f9 dell\u2019incontro con costui si credette, e quindi fu, reincarnazione di Dedalo: sottili volumi azzurrini o turchesi o color bottiglia, <em>collana di letture fantastiche curata da J.L.B.<\/em>: scoprii L\u00e9on Bloy, ebbi conferma di Poe, mi fu restituito Voltaire\u2026<\/p>\n<p>Il lettore non capir\u00e0 il peso di quell\u2019incontro se prima non chiarisco un fatto: dieci e pi\u00f9 anni dopo quell\u2019infanzia di letture infinite, avevo traversato le aule del liceo assorto in altri, ancor pi\u00f9 astratti interessi, e quel che mi restava dell\u2019amore per una certa letteratura lo sublimavo in altre combinatorie e altri transfert: il gioco delle carte; quello di proiezione e di ruolo, svolto settimanalmente in una stanza dei \u2018\u2018fondi\u2019\u2019 dei miei genitori<sup>7<\/sup>; per un breve periodo il teatro; al massimo la psiconautica. La scoperta di quella collana in fondo all\u2019apparentemente circoscritto labirinto montevarchino segn\u00f2 quindi per me un secondo inizio. Quindi, un primo perdermi, senza mio padre a far da mistagogo, nel <em>dungeon<\/em> dei libri.<\/p>\n<p>Non so quanti esami di Legge persi per strada: abbastanza da ricevere la lettera di coscrizione, ma anche abbastanza da leggere tutti quei trentatr\u00e9 volumi, e di l\u00ec \u2013 formavano del resto una stanza centrale, circolare, con mille porte \u2013 tracimare ovunque negli infiniti piani della biblioteca: Dostoevskij e Tolstoj, Sterne e Yates e Eliot, Rimbaud e Baudelaire e Maupassant e Flaubert si appropriarono del mio orizzonte, e quando parvero lasciare la presa era solo per lasciar spazio ai contemporanei, ai giganti che, scoprivo non senza sgomento, davvero potevano camminare fra noi\u2026<\/p>\n<p>Qualche mese fa ho ricevuto un invito a presenziare, con un discorso, all\u2019inaugurazione della nuova biblioteca del mio paese natale. Tanto minuscolo \u00e8 il paese che nella lettera mi si poteva gi\u00e0 indicare come il suo pi\u00f9 rilevante scrittore, titolato dunque a esserne alfiere, o addirittura nume, qualora si volesse concedere il piacere novecentesco della celebrazione dei libri. La nuova biblioteca \u00e8 molto pi\u00f9 bella della precedente. Ha anche pi\u00f9 mistero, posta com\u2019\u00e8 in quello che fu un monastero risalente addirittura al settimo secolo, ma quando vi sono entrato per pronunciare le usuali bestialit\u00e0 che all\u2019\u2018\u2018intellettuale\u2019\u2019 si chiedono in questi casi (spero di aver salvato almeno in parte la dignit\u00e0 ricordando proprio la scoperta di quei volumi, proprio Jorge Luis B., il bibliotecario) capii che il labirinto era ormai altrove.<\/p>\n<p>E fu l\u00ec, in effetti, che per la prima volta ricordai l\u2019altro labirinto, quello dell\u2019infanzia. I \u2018\u2018fondi\u2019\u2019, quel complesso cantina-garage-ripostiglio-cucina aggiuntiva-stanza di servizio-stanza della caldaia che stava sotto la casa in cui ero cresciuto, e che per\u00f2, per via della presenza nel medesimo edificio della casa dei miei nonni, identica e speculare a quella dei miei, si raddoppiavano a loro volta sullo stesso livello sotterraneo, dando vita a un complesso molteplice e perturbante.<\/p>\n<p>Capii di essere in un labirinto a nove anni, sebbene lo ricordassi solo allora, e lo ricordi nuovamente adesso. Passare da casa dei miei a quella dei miei nonni e viceversa, aprire la porta a vetri, scendere le prime scale con la stampa del gatto, svoltare, terminare le scale, svoltare (non verso la cucina e la cantina: dall\u2019altra parte), passare per il garage dei miei, girare la chiave della<em> porta di separazione<\/em>, traversare la stanza piena di tavoli e ziri e disegni inquadrati dei pi\u00f9 abili alunni di mia nonna, continuare senza aprire la porta bianca, di legno, con un personaggio tra l\u2019Humpty Dumpty e lo gnomo disegnato a pennarello (\u2018\u2018da un amico della zia, durante una festa\u2019\u2019, mi si riferiva, all\u2019espressione delle mie curiosit\u00e0 infantili: una festa, l\u00ec?) e mai cancellato fino in fondo \u2013 l\u2019indelebile blu resisteva protervo all\u2019acqua ragia di mio nonno \u2013 virare sulla destra per l\u2019altra cucina, superare la piccola biblioteca d\u2019angolo, tutta gialli Mondadori e polvere e ragni, salire le scale, gi\u00e0 immaginando quelle di marmo rosa che erano poi l\u2019<em>ingresso<\/em> della casa dei progenitori\u2026<\/p>\n<p>Fare quel percorso era la norma, questione di ogni giorno, avanti, indr\u00eca, Mi vai dalla nonna a prendere due uova, del sale, della farina? Ma quella volta realizzai la stranezza di un fatto: la parete a sinistra delle ultime scale dei fondi aveva <em>una finestra<\/em>. Ora, a destra di finestre ce n\u2019erano varie: piccole, dal vetro zigrinato, mai aperte, infestate esse pure di ragni e mezze nascoste da cactus malaticci per la carenza di luce. Ma erano quelle che davano sull\u2019esterno. La finestra rettangolare a sinistra non dava su niente, se non sul precedente pezzetto di corridoio, il suo armadio, l\u2019inizio della biblioteca che poi faceva angolo.<\/p>\n<p>L\u2019elemento architettonico superfluo, assurdo. Idea balorda di mio nonno, imposta ai muratori forse per \u2018\u2018dare luce\u2019\u2019, oppure stigmate del labirinto, segnacolo della Citt\u00e0 degli Immortali? Da anni passavo dall\u2019una all\u2019altra casa senza rendermi conto che l\u2019inquietudine che provavo ogni volta (specie al ritorno: specie al ritorno) era quella di un Asterione.<\/p>\n<p>Ci passo oggi: anni di letture \u2018\u2018realistiche\u2019\u2019 mi impongono, per meglio completare quanto vado scrivendo, di tornare a controllare i luoghi dei fatti, fissarli un\u2019ultima volta nella memoria, specie adesso che i miei nonni non sono pi\u00f9 e i miei genitori si preparano, ed \u00e8 tutto un brulicare di muratori stranieri per casa, per le due case, per il labirinto, a trasferirsi di sopra, oltre le scale rosa che sono, mi \u00e8 chiaro adesso, il cancello del cielo che io stesso domani dovr\u00f2 prepararmi a varcare; ci passo oggi e ritrovo, con quella finestra rettangolare, inspiegata, l\u2019enigma. Vagheggio il traversarla direttamente, lo scavalcarla; poi realizzo essere adulto, la bastevolezza del fare la strada a ritroso, di svoltare l\u2019angolo, ottenendo i medesimi effetti.<\/p>\n<p>Giungo cos\u00ec alla piccola biblioteca, non pi\u00f9 di cento volumi, tutti gialli, qualche Urania, addirittura dei <em>Diabolik <\/em>di mia zia ragazzina, di fatto messi l\u00ec solo perch\u00e9 non trovavano posto altrove: eppure per la prima volta cerco al suo interno, con gli occhi e le mani di chi ha ragionevoli motivi per pensare di trovare un volume specifico. E infatti eccolo, non quello di mio padre, dato che era, e immagino sia, ancora al suo posto, ma quello di mio nonno, il Meridiano di Borges, impolverato, senza pi\u00f9 la custodia, ma intonso, probabilmente m<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-37 alignleft\" src=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/panam11-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/panam11-199x300.jpg 199w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/panam11.jpg 452w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/>ai aperto. Confesso che ho sperato, soffiando via le ragnatele, scacciando la tegenaria appollaiata subito dietro, che aprendolo si rivelasse di sabbia. Lo aprii: era di polvere. Mi si disfece tra le mani. Con esso mi vidi dissiparmi e quindi lo fui.<\/p>\n<p>Consegno queste pagine al curatore dell\u2019antologia cui sono destinate, nella speranza di una loro pubblicazione in volume, la quale, vogliano i numi, porti alla collocazione in almeno una biblioteca (e quindi in tutte).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vanni Santoni\u00a0Questo racconto \u00a0fa parte dell\u2019antologia Panamericana, in uscita in questi giorni per La Nuova Frontiera, che ringraziamo. \u2013 Babbo! (De Quincey) Essendo mio padre un ingegnere della tipologia antica, di quelli che si pensavano anzitutto come intellettuali e vedevano l\u2019ingegneria come un complemento delle discipline umanistiche, e dunque, di fatto, una disciplina umanistica &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/la-finestra-di-borges\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;La finestra di Borges&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-36","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36\/revisions\/38"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}