{"id":51,"date":"2017-02-14T19:51:19","date_gmt":"2017-02-14T18:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/?p=51"},"modified":"2017-06-14T00:56:49","modified_gmt":"2017-06-13T22:56:49","slug":"la-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/la-grande-guerra\/","title":{"rendered":"La grande guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di Roberto Sidoli, dell\u2019Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo conflitto planetario imperialistico non scoppi\u00f2 nel luglio\/agosto del 1914 per errore umano o pura casualit\u00e0: come ha giustamente notato David Stevenson nel suo libro \u201cLa grande guerra\u201d (p. 43), la tesi della guerra per errore \u201c\u00e8 oggi insostenibile\u201d anche solo tenendo a mente la distanza temporale di pi\u00f9 di un mese creatasi nel 1914 tra il celebre attentato di Sarajevo e lo scoppio effettivo delle ostilit\u00e0 sul suolo europeo. Non fu certo una guerra divampata a \u201ccaldo\u201d\u2026 Inoltre la prima guerra mondiale non si svilupp\u00f2 certo per assenza o scarsit\u00e0 di processi di globalizzazione, di compenetrazione economica tra le nazioni in conflitto, anzi. Sempre Stevenson, lontano anni-luce da qualunque simpatia comunista e marxista, ha sottolineato un punto fermo ormai assodato dalla storiografia contemporanea notando che \u201cgli anni che precedettero il 1914 conobbero livelli di interdipendenza economica che non si ripeterono pi\u00f9 fino a ben oltre la seconda guerra mondiale\u201d e al 1960, visto che proprio nel 1913 le esportazioni\/importazioni valevano e pesavano per circa un quarto del prodotto nazionale lordo tedesco, britannico e francese di quel tempo (Stevenson, op. cit., pp. 40-41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra del 1914-18 invece scoppi\u00f2 principalmente per lo scontro mortale in atto da tempo tra due gruppi imperialisti contrapposti, quello anglofrancese (e russo) e l\u2019alleanza tedesco-austriaca, a causa del loro conflitto antagonista per il dominio politico-economico, per il controllo dei mercati, delle sfere d\u2019influenza e delle fonti di energia\/materie prime su scala europea e mondiale, risultando \u2013 come not\u00f2 giustamente <strong>Lenin<em> \u2013 una battaglia senza limiti per decidere quale delle due \u201cbande di briganti\u201d dovesse egemonizzare il mondo, il blocco anglofrancese o viceversa quello tedesco.<\/em><\/strong> Grazie anche all\u2019eccellente studio effettuato nel 1993 da Paul Kennedy rispetto all\u2019antagonismo anglo-tedesco nel Ventesimo secolo, persino alcuni storici anticomunisti negli ultimi decenni hanno in parte dovuto prendere atto della validit\u00e0 dell\u2019analisi leninista rispetto alle cause fondamentali del primo macello planetario, focalizzando a modo loro l\u2019attenzione sulla \u201cweltpolitik\u201d condotta tra il 1890 e il 1914 dai circoli dirigenti dell\u2019imperialismo tedesco, con l\u2019imperatore Guglielmo II in testa, in qualit\u00e0 di mandatario politico della frazione politica egemone in quel periodo storico all\u2019interno della borghesia e dell\u2019apparato statale della Germania. Ad esempio Stevenson, sulla scia di Paul Kennedy, ha posto l\u2019accento sul piano strategico via via elaborato dall\u2019imperialismo tedesco dal 1890 al 1914 e teso a ottenere progressivamente l\u2019egemonia planetaria, focalizzando l\u2019attenzione sulla \u201cnuova iniziativa intrapresa a partire dagli ultimi anni Novanta del XIX secolo, conosciuta come politica mondiale o weltpolitik. La sicurezza continentale ora non bastava pi\u00f9, e Guglielmo II e i suoi consiglieri affermavano con ostentazione il diritto della Germania ad avere voce in capitolo nell\u2019impero ottomano (dove dichiar\u00f2 di essere il protettore dei musulmani), in Cina (dove la Germania acquis\u00ec un diritto sul porto di Tsingtao, nella baia di Chiao Chou) e in Sud Africa (dove Guglielmo II sostenne gli afrikaner contro i tentativi britannici di controllarli, inviando nel 1896 un telegramma di sostegno a Paul Kruger, presidente del Transvaal). La manifestazione pi\u00f9 concreta di weltpolitik furono per\u00f2 le leggi navali del 1898 e 1900. Con l\u2019approvazione del Reichstag, il ministro della Marina di Guglielmo II, Alfred von Tirpitz, inizi\u00f2 la costruzione di una nuova flotta di corazzate studiate per operazioni nel Mare del Nord\u201d. (D. Stevenson, op. cit., p. 56)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1890-1914, l\u2019imperialismo inglese risultava da tempo come la principale potenza imperialistica su scala mondiale, a capo di una rete planetaria capillare di oppressione politica e di sfruttamento economico-finanziario che estendeva la sua sinistra tela dal Canada alla Cina e a Hong Kong, passando per buona parte dell\u2019America Latina, dell\u2019Africa e per il controllo dell\u2019intero subcontinente indiano, attuali Pakistan e Sri Lanka inclusi; la weltpolitik inglese, altrettanto feroce e spietata di quella tedesca, nel periodo precedente all\u2019estate del 1914 aveva l\u2019obiettivo strategico di difendere a qualunque costo l\u2019egemonia coloniale e neocoloniale (ad esempio nei confronti del Portogallo e dell\u2019Argentina di quel tempo) britannica contro quello che dal 1898-1900 risultava ormai il suo nemico principale, l\u2019aggressivo e sempre pi\u00f9 potente imperialismo tedesco, anche a costo di allearsi a tal fine con un precedente e scomodo \u201cnemico storico\u201d dell\u2019Inghilterra, e cio\u00e8 quella Russia zarista con cui Londra aveva avviato in precedenza una sotterranea ma sanguinosa lotta (il \u201cGreat Game\u201d) per l\u2019egemonia sull\u2019Asia centrale, dal 1835 al 1905.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scontro internazionale, divenuto mortale e irreversibile dal 1907 in poi, tra la weltpolitik tedesca e quella speculare dell\u2019imperialismo britannico risulta la chiave di lettura decisiva delle origini e cause principali della prima guerra mondiale: un\u2019asse e una matrice fondamentale a cui, dal 1898 in poi, si aggiunsero e aggregarono via via anche gli altri conflitti e contraddizioni interimperialistiche, a partire da quelle esistenti tra Francia e Germania per il controllo dell\u2019Europa occidentale (Belgio e Alsazia \u2013 Lorena in testa) e tra Russia e Austria, per l\u2019egemonia politica-economica nei Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche lo storico anticomunista N. Ferguson, nel suo libro intitolato \u201cLa verit\u00e0 taciuta\u201d, ha riconosciuto in parte tale \u201cfatto testardo\u201d ammettendo le pesanti responsabilit\u00e0 \u2013 spesso sottaciute, se non negate del tutto \u2013 dell\u2019imperialismo britannico nello e per lo scoppio della prima guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andando controcorrente rispetto al trend principale della storiografia occidentale, Ferguson ha notato ad esempio che era scorretta, e in gran parte falsa, la tesi ufficiale dell\u2019imperialismo britannico per cui i suoi circoli dirigenti \u2013 allora il governo inglese risultava di matrice liberale ed era guidato da Herbert Asquith, con al suo interno forti personalit\u00e0 quali Winston Churchill (ministro della marina militare britannica) e lord Grey, l\u2019astuto ministro degli esteri di quel tempo \u2013 nei fatidici giorni compresi tra il 23 luglio e il 4 agosto del 1914 scelsero di entrare in guerra per difendere il \u201cpovero\u201d Belgio, invaso dalla potenza militare tedesca a dispetto della sua neutralit\u00e0 di facciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece Ferguson dimostr\u00f2, in base alle stesse dichiarazioni di Churchill e Grey, come la posta in palio per l\u2019imperialismo britannico risultasse assai diversa e di ben altro spessore, e cio\u00e8 che a loro avviso la Gran Bretagna \u201cnon potesse, per la nostra stessa salvezza e indipendenza, permettere che la Francia fosse sconfitta come risultato di un atto di aggressione da parte della Germania\u201d. Secondo Churchill un tiranno continentale mirava al dominio del mondo. Nelle sue memorie Grey abbracciava le due tesi. \u00abIl nostro ingresso in guerra immediato e compatto\u00bb, ricordava, \u00abera dovuto all\u2019invasione del Belgio\u00bb. Ma la mia sensazione istintiva era che dovessimo accorrere in aiuto della Francia. Se la Gran Bretagna fosse rimasta in disparte, allora la Germania avrebbe dominato su tutta l\u2019Europa e l\u2019Asia minore, perch\u00e9 i turchi si sarebbero schierati con la Germania vittoriosa. Stare in disparte avrebbe significato il dominio della Germania, la sottomissione della Francia e della Russia, l\u2019isolamento della Gran Bretagna, l\u2019odio per lei sia da parte di chi ne aveva temuto l\u2019intervento sia da parte di chi lo aveva desiderato e in ultima analisi che la Germania avrebbe avuto mano libera sul continente. Secondo K. M. Wilson questo argomento egoistico era pi\u00f9 importante del destino del Belgio, che era enfatizzato dal governo principalmente per placare gli scrupoli di ministri di gabinetto tentennanti e per tenere l\u2019opposizione al suo posto. Pi\u00f9 di ogni altra cosa la guerra fu combattuta perch\u00e9 era nell\u2019interesse della Gran Bretagna difendere la Francia e la Russia e impedire il consolidamento dell\u2019Europa sotto un unico regime potenzialmente ostile\u201d. (Ferguson, \u201cLa verit\u00e0 taciuta\u201d, p. 34)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>La posta in palio, come aveva notato giustamente Lenin dal suo esilio in Svizzera<\/em><\/strong>, paese in cui il geniale rivoluzionario russo era arrivato nell\u2019agosto del 1914 e poco dopo lo scoppio delle ostilit\u00e0, <strong><em>risultava pertanto l\u2019egemonia politica ed economica su scala europea e mondiale<\/em><\/strong>: in una polemica del 1916 con il bolscevico Juri Pjatakov, Lenin annot\u00f2 con esplicita approvazione \u201cun eccellente definizione\u201d (sue parole testuali) elaborata da Karl Kautsky poco prima dello scoppio della guerra, indicante che <strong><em>\u201cin una guerra tra Germania e Inghilterra la questione non \u00e8 la democrazia, ma il dominio mondiale, lo sfruttamento del mondo\u201d<\/em><\/strong> (V.I. Lenin \u201cIntorno a una caricatura del marxismo e all\u2019economicismo imperialista\u201d). Sempre evidenziando la responsabilit\u00e0 dell\u2019imperialismo britannico nel lungo processo politico, militare ed economico che dal 1898 al 1914 port\u00f2 all\u2019avvio del primo conflitto mondiale, Ferguson ha sottolineato altres\u00ec come a partire dal 1905 la politica estera britannica ebbe come suo fulcro l\u2019individuazione (corretta) dell\u2019imperialismo tedesco come nemico principale su scala mondiale, da indebolire a ogni costo e anche alleandosi con quella Russia zarista con cui Londra si era scontrata, direttamente o indirettamente, per almeno un secolo in Europa e in Asia centrale: anche alleandosi con un nemico storico della Gran Bretagna, come ammise apertamente fin dal 1906 il sopracitato lord Grey, ministero degli esteri inglese dal 1905 al 1916.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto a tale direttiva strategica di Grey e dell\u2019imperialismo britannico, di cui il ministro degli esteri del tempo costituiva un fedele mandatario politico, Ferguson ha sottolineato come \u201cla diminuzione della potenza russa in seguito alla sconfitta con il Giappone e alla rivoluzione del 1905 gli rese le cose facili. In queste circostanze pot\u00e9 contare sull\u2019appoggio dell\u2019opposizione per i tagli alle spese per la difesa dell\u2019India e in tal modo sbarazzarsi di quelli che, al Ministero della Guerra e al governo dell\u2019India, continuavano a pensare che la Russia fosse la vera minaccia alla frontiera nord-occidentale. Trov\u00f2 anche un appoggio (e assai qualificato) nel colonnello William Robertson del Dipartimento di informazione del Ministero della Guerra, che si batt\u00e9 contro l\u2019aumento degli impegni militari della Gran Bretagna in Persia o al confine afghano quando la Germania era la minaccia militare pi\u00f9 seria\u201d. Con notevole lucidit\u00e0 proprio Roberston not\u00f2 che \u201cper secoli in passato ci siamo opposti a tutte le potenze che a turno avevano aspirato alla supremazia continentale; e nel contempo, e come conseguenza, abbiamo ravvivato la nostra sfera di supremazia imperiale. Un nuovo predominio sta ora crescendo, il cui centro di gravit\u00e0 \u00e8 Berlino. Qualunque cosa ci aiuti a opporci a questo pericolo nuovo e formidabile sarebbe di inestimabile valore per noi\u201d. Questo offr\u00ec a Grey l\u2019occasione di attuare profondi mutamenti nella politica estera inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli accordi immediati conclusi (tra la Russia e la Gran Bretagna) il 31 agosto 1907 riguardavano il Tibet e la Persia. Il primo divenne uno stato cuscinetto; l\u2019altra fu divisa in sfere di influenza, il nord alla Russia, il centro neutrale e il sud-est alla Gran Bretagna. Con le parole di Eyre Crowe, la finzione di una Persia unita e indipendente doveva essere sacrificata pur di evitare qualsiasi lite con la Russia. Per secoli in passato \u2013 per usare l\u2019espressione di Robertson \u2013 la Gran Bretagna aveva anche cercato di opporsi all\u2019estensione russa nei Dardanelli e anche in Persia e in Afghanistan. Ora, per il bene dei buoni rapporti con la Russia, tutto questo poteva essere abbandonato. Se le questioni asiatiche si sistemano favorevolmente, disse Grey al sottosegretario di Stato Sir Arthur Nicholson, i russi non avranno guai con noi riguardo all\u2019ingresso del Mar Nero. La vecchia politica di chiuderle in faccia gli Stretti e rinfacciarle il suo peso a ogni conferenza delle potenze sarebbe stata abbandonata, anche se Grey rifiut\u00f2 di dire con precisione quando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo scopo di rafforzare il ruolo della Russia di contrappeso alla Germania su terra, Grey arriv\u00f2 persino a manifestare segni di incoraggiamento alle tradizionali ambizioni russe nei Balcani\u201d. (Ferguson, op. cit., pp. 111-112).\u201cSupremazia imperiale\u201d; accordi russo-inglesi per la spartizione dell\u2019Iran e del Tibet; individuazione da parte di Londra del \u201cnuovo predominio\u201d imperiale che \u201csta crescendo a Berlino\u201d e l\u2019asserita necessit\u00e0, per l\u2019imperialismo britannico, di \u201copporsi a questo pericolo nuovo e formidabile\u201d: sembra quasi che il geniale marxista Lenin avesse avuto superpoteri tali da permettergli di conoscere in segreto le reali motivazioni strategiche degli imperialismi britannico e tedesco tra il 1898 e il 1914, quando egli inizi\u00f2 a elaborare compiutamente in terra svizzera la sua analisi dell\u2019imperialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lenin comprese infatti alla perfezione come la guerra del 1914 fosse la prosecuzione della politica con altri mezzi, con mezzi violenti (Clausewitz), e che la politica condotta dai nuclei dirigenti politici delle diverse potenze \u2013 <\/strong>ivi compresi gli Stati Uniti e il Giappone <strong>\u2013 dopo il 1870 e fino al 1914 fosse una politica imperialistica e \u201cl\u2019espressione concentrata\u201d di precisi interessi economici della borghesia e del capitale finanziario<\/strong>: una tesi innegabile che \u00e8 stata confermata in seguito da un secolo di altre esperienze concrete, di invasioni e occupazioni imperialistiche, di guerre pi\u00f9 o meno sotterranee tra le grandi potenze e, non certo ultimo fattore per importanza, dal secondo conflitto mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto si pu\u00f2 ormai passare a individuare alcune tesi e punti fermi, importanti ma di regola poco noti, <strong>del processo di analisi sull\u2019imperialismo<\/strong> effettuata da Lenin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mi riferisco alla sua ormai classica definizione dell\u2019imperialismo, intesa correttamente come \u201cstadio monopolistico del capitalismo\u201d con i suoi \u201ccinque principali contrassegni\u201d e cio\u00e8:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa concentrazione della produzione del capitale, che ha raggiunto un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli (trust, multinazionali, ecc&#8230;) con funzione decisiva nella vita economica;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fusione del capitale bancario col capitale industriale e il formarsi, sulla base di questo \u201ccapitale finanziario\u201d di un\u2019oligarchia finanziaria (credo che qui in Svizzera, ma non certo solo da voi, tale definizione leninista risulti ormai particolarmente chiara e veritiera\u2026);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande importanza acquisita dall\u2019esportazione di capitale in confronto con l\u2019esportazione di merci;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sorgere di associazioni monopolistiche internazionali, che si ripartiscono il mondo (le multinazionali, gli istituti finanziari e le compagnie di assicurazione che operano su scala mondiale, ecc.);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La compiuta ripartizione della terra, di tutto il nostro pianeta, \u201ctra le pi\u00f9 grandi potenze capitalistiche\u201d (V. I. Lenin, \u201cImperialismo, fase suprema del capitalismo\u201d (cap. VII).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1914-16 fino ad oggi, un secolo intero ha mostrato la validit\u00e0 e l\u2019esattezza del processo di definizione leninista rispetto all\u2019imperialismo. Mi soffermer\u00f2 pertanto su altri \u201canelli\u201d e \u201creti\u201d teoriche di Lenin, a partire dall\u2019individuazione geniale da parte sua della tendenza generale allo sviluppo diseguale all\u2019interno delle potenze capitalistiche: un tema che buona parte della sinistra \u201cantagonista\u201d preferisce non affrontare perch\u00e9 troppo legata alle tesi leniniste (non di Stalin, anche se riprese con determinazione dal leader comunista georgiano) sulla possibilit\u00e0 di una rivoluzione socialista in un solo paese e \u2013 a determinate condizioni \u2013 della possibile costruzione del socialismo anche in un solo paese. Lenin not\u00f2 acutamente, nel suo \u201cImperialismo\u201d del 1916, che <strong>la praxis concreta del 1870-1916 mostrava<\/strong> chiaramente <strong>come le diverse potenze imperialistiche si sviluppassero sul piano economico <\/strong>(e militare, militar-tecnologico, di conseguenza)<strong> con ritmi e tassi di sviluppo assai diversi, acquisendo saggi di incremento del loro potenziale globale economico <\/strong>(e militar-tecnologico)<strong> molto differenti tra loro: <\/strong>un\u2019asimmetria profonda che non solo costituiva una realt\u00e0 innegabile sul piano mondiale ma, anche e simultaneamente<strong>, una sorta di <\/strong>profonda<strong> \u201cfaglia tettonica\u201d, che preparava in modo cumulativo e continuo dei veri e propri \u201cterremoti\u201d e dei salti di qualit\u00e0 <\/strong>rispetto al concreto rapporto di forze e alla correlazione di potenza concreta tra le diverse potenze imperialistiche<strong>, facendo in modo che alcune di esse risultassero in declino relativo rispetto ad altre, <\/strong>invece collocatesi via via in una posizione politicamente vantaggiosa di ascesa relativa rispetto alle prime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale era il caso concreto della Germania, in ascesa rispetto alla declinante potenza mondiale \u201cnumero uno\u201d britannica nel periodo compreso tra il 1870 e il 1914: uno studioso anticomunista come Stevenson ha ammesso ad esempio che se in termini di produzione di acciaio la Germania nel 1870 fabbricava solo la met\u00e0 dell\u2019output britannico in tale settore strategico, gi\u00e0 nel 1913 il rapporto di forza ormai risultava rovesciato a favore dei tedeschi, con una produzione doppia rispetto a quella dell\u2019imperialismo inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legge dello sviluppo diseguale nel 1870-1914 ridisegn\u00f2 via via i rapporti di forza globali tra le diverse potenze imperialistiche, provocando nel medio e lungo periodo sia una trasformazione delle loro strategie generali e delle loro aspettative, ambizioni e appetiti politico-economici che una crescita parallela delle tensioni e degli scontri al loro interno, in una prima fase sotto forma \u201cmolecolare\u201d (Gramsci) e in seguito attraverso un processo articolato che culminava in salti di qualit\u00e0 e fasi di \u201cscoppio\u201d esplosivo: le guerre imperialistiche, pertanto, costituiscono a loro volta uno dei sottoprodotti anche della legge dello sviluppo diseguale, assieme a quella concorrenza e conflittualit\u00e0 \u201cnormale\u201d (Marx, Manifesto del Partito Comunista) esistente costantemente nei rapporti tra le diverse potenze borghesi, fin dai lontani tempi degli scontri tra le protocapitalistiche citt\u00e0 marinare di Genova, Pisa e Venezia nel 1200\/1400.. Sarebbe altres\u00ec utile \u00a0un\u2019analisi specifica rispetto a tale tematica, come del resto sulla tesi del 1915 di Lenin (\u201cSulla parola d\u2019ordine degli Stati Uniti d\u2019Europa\u201d) per cui \u201cl\u2019ineguaglianza dello sviluppo economico e politico \u00e8 una legge assoluta del capitalismo e risulta che \u00e8 possibile il trionfo del socialismo all\u2019inizio in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente\u201d. Sarebbe altres\u00ec utile lo studio dell\u2019applicazione da parte di Lenin della teoria dello sviluppo diseguale anche al movimento operaio, con lo spostamento progressivo del centro di gravit\u00e0 rivoluzionario da occidente verso oriente: dall\u2019Inghilterra del cartismo (1830-1846) alla Francia del 1848-1871, fino al periodo in cui dopo il 1871 ( \u201cLa terza Internazionale e il suo posto nella storia\u201d) il movimento operaio tedesco conquist\u00f2 per quattro decenni l\u2019egemonia nel movimento operaio internazionale, quando ancora la Germania risultava assai indietro rispetto all\u2019Inghilterra e alla Francia dal punto di vista dello sviluppo capitalistico, fino al nuovo \u201cpassaggio di testimone\u201d rivoluzionario dalla Germania alla Russia nel 1905-1917, quando\u201d (e per un lungo periodo\u2026) \u201cl\u2019egemonia nell\u2019Internazionale rivoluzionaria proletaria\u201d pass\u00f2 alla \u201cRussia arretrata\u201d sul piano economico, come sottoline\u00f2 Lenin nel 1919.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente collegata alla tendenza e allo sviluppo diseguale, un\u2019altra stimolante categoria e \u201crete\u201d di interpretazione leninista del processo di sviluppo\/decadenza contraddittoria dell\u2019imperialismo, con la sua continua dinamica di competizione globale (tendenza che si confronta costantemente con la controtendenza dell\u2019interdipendenza economica tra le diverse potenze mondiali) <strong>risulta la tendenza alla distribuzione diseguale: e cio\u00e8 l\u2019asimmetria esistente nel processo di acquisizione dei \u201cterritori\u201d e delle sfere di influenza specifiche da parte delle diverse potenze imperialistiche, in base a diseguali e mutevoli rapporti di forza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come not\u00f2 giustamente Lenin, il processo su scala planetaria di acquisizione brigantesca e predatoria delle sfere di influenza dal 1870 si verifica sempre in base ai rapporti di forza economici e militari, diseguali e asimmetrici, creatisi via via tra le diverse potenze mondiali; correlazioni di potenza che tra l\u2019altro via via si modificano continuamente, in base alla legge dello sviluppo diseguale sopra esaminata. Rileggiamoci il grande rivoluzionario russo quando, nel capitolo VI del suo Imperialismo, egli <strong>vide chiaramente come \u201ctra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo la spartizione del mondo fosse ormai totale<\/strong>. I possedimenti coloniali crebbero a dismisura dopo il 1876. Nel 1876 tre Stati non avevano alcuna colonia, e un altro, la Francia, quasi nessuna. Nel 1914 quasi quattro paesi possedevano colonie per 14,1 milioni di chilometri quadrati, cio\u00e8 circa una volta e mezza l\u2019Europa, con una popolazione di circa 100 milioni di uomini. Pertanto l\u2019ineguaglianza dell\u2019estensione dei possedimenti coloniali \u00e8 molto grande. Se si confrontano, per esempio, la Francia, la Germania e il Giappone, che non differiscono molto per superficie e popolazione, risulta che la Francia ha acquistato come superficie quasi tre volte pi\u00f9 di colonie che la Germania e il Giappone presi insieme. Ma la Francia all\u2019inizio del detto periodo era assai pi\u00f9 ricca di capitale finanziario che non, forse, la Germania e il Giappone presi insieme. Oltre alle condizioni economiche, e in base a queste, influiscono sulla grandezza del possesso coloniale anche le condizioni geografiche, ed altre Tra i sei paesi summenzionati troviamo dei giovani paesi capitalisti in rapidissimo progresso, come l\u2019America, la Germania e il Giappone; la Russia, il pi\u00f9 arretrato nei riguardi economici, dove il pi\u00f9 recente capitalismo imperialista \u00e8, per cos\u00ec dire, avviluppato da una fitta rete di rapporti precapitalistici\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel IX capitolo dell\u2019\u201cImperialismo\u201d Lenin elabor\u00f2 le conclusioni \u2013 corrette e inevitabili \u2013 di tale analisi notando che <strong>\u201cin regime capitalistico non si pu\u00f2 pensare a nessun\u2019altra base per la ripartizione delle sfere di interesse e di influenza, delle colonie, ecc. che non sia la valutazione della potenza dei partecipanti alla spartizione, della loro generale potenza economica, finanziaria, militare, ecc. Ma i rapporti di forza si modificano, nei partecipanti alla spartizione, difformemente, giacch\u00e9 in regime capitalista non pu\u00f2 darsi sviluppo uniforme di tutte le singole imprese, trust, rami d\u2019industria, paesi, ecc. Mezzo secolo fa\u201d (nel 1866) \u201cla Germania avrebbe fatto piet\u00e0, se si fosse confrontata la sua potenza capitalistica con quella dell\u2019Inghilterra d\u2019allora: e cos\u00ec il Giappone rispetto alla Russia. Si pu\u00f2 immaginare che i rapporti di forza tra le potenze imperialistiche rimangano immutati? Assolutamente no\u201d.<\/strong> In questo campo specifico, e cio\u00e8 nel mutevole e contraddittorio processo di distribuzione del \u201cbottino\u201d e delle sfere d\u2019influenza tra i \u201cpredatori\u201d e i diversi briganti imperialistici, vige costantemente la dura legge dei rapporti di forza politico-militari, economico-tecnologici e finanziari, con la derivata \u201clegge di Brenno\u201d e il suo esplicito \u201cguai ai vinti\u201d: giustamente Lenin sottoline\u00f2, anche nel suo scritto \u201cSulla parola d\u2019ordine degli Stati Uniti d\u2019Europa\u201d, che \u201c<strong>in regime capitalistico non \u00e8 possibile altra base, altro principio di spartizione che la forza\u201d, <\/strong>aggiungendo subito che<strong> \u201cper mettere alla prova la forza reale di un paese capitalistico, non c\u2019\u00e8 e non pu\u00f2 esservi altro mezzo che la guerra\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe interessante nel prossimo futuro, sviluppare un\u2019analisi comparata tra la situazione esistente nel mondo attorno al 1914 e quella attuale, utilizzando in modo creativo e non dogmatico gli splendidi criteri di analisi leninista rispetto a tematiche ancora sconosciute al grande rivoluzionario russo, quali ad esempio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il processo di creazione su vasta scala, dopo l\u2019agosto del 1945, di tremende armi di distruzione di massa (atomiche, chimiche e batteriologiche);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la diffusione multipolare delle armi nucleari e lo \u201cstallo atomico\u201d che ne \u00e8 derivato, a partire dal 1945-57 e fino ai nostri giorni;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il tentativo statunitense di superare a proprio vantaggio egemonico tale particolare \u201cstallo atomico\u201d e la mutua distruzione assicurata (MAD) attraverso la corsa al riarmo nello spazio e le guerre stellari di Reagan, Clinton e Obama;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il declino relativo \u2013 a tratti assoluto \u2013 dell\u2019imperialismo statunitense dal 1965 fino ai nostri giorni;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l\u2019emergere nel 2010 di una nuova potenza \u201cnumero 1\u201d a livello economico nel nostro pianeta, e cio\u00e8 la Cina (prevalentemente) socialista, come ammesso persino da un rapporto della Banca Mondiale dell\u2019aprile 2014;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la strategia cinese tesa ad evitare che il veloce declino e il probabile\/prossimo collasso del capitalismo statunitense trascini di nuovo il mondo in un terzo e apocalittico scenario bellico-atomico, nell\u2019\u201dipotesi Armageddon\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la \u201ccontrostrategia del caos\u201d elaborata e attuata dagli attuali dirigenti politici statunitensi, tesa a creare il disordine generalizzato e a innescare con mezzi proteiformi dalle spirali, crescenti di tensione in alcune aree strategiche del globo: Siria e Iraq (con i terroristi dell\u2019ISIS armati e foraggiati per anni dagli USA), Venezuela, Argentina (i \u201cfondi avvoltoio\u201d made in USA), Ucraina e l\u2019appoggio statunitense ai nazisti della zona, isole di Diaoyu poste al confine tra la Cina e il Giappone, Hong Kong nell\u2019autunno del 2014, ecc.;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la \u201cguerra informatica\u201d condotta su scala planetaria (Echelon, caso Snowden) dall\u2019imperialismo statunitense e dai suoi alleati contro le potenze non-anglosassoni, in particolar modo la Cina;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il continuo spionaggio aereo effettuato dagli USA ai confini marittimi della Cina, provocando ad arte seri problemi con Pechino (come nel 2001 e nell\u2019agosto del 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 spazio per un dibattito ampio e per una profonda riflessione tra i marxisti. Voglio per\u00f2 subito sottolineare il dato politico centrale per il genere umano e i lavoratori di tutto il mondo, e cio\u00e8 che attualmente \u2013 come nel 1913 e nei primi mesi del 1914 \u2013 il pericolo di una guerra mondiale risulta purtroppo tutt\u2019altro che escluso, a causa fondamentalmente dell\u2019imperialismo statunitense e dell\u2019attuale disastrosa weltpolitik di Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo alzare subito, e di molto, il livello di guardia e non creare illusioni tra le masse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse molti compagni sono a conoscenza che nel 1914 lo studioso Norman Angell arriv\u00f2 fino al punto di sostenere, in buona fede, che una guerra mondiale non risultava possibile a causa delle fitte relazioni economiche esistenti tra le diverse potenze mondiali e delle disastrose conseguenze di un eventuale conflitto bellico su vasta scala: il tutto solo pochi mesi prima dell\u2019agosto del 1914, nel suo libro intitolato In modo involontariamente ironico \u201cLa grande illusione\u201d. Si tratta di una \u201cgrande illusione\u201d e di una tesi che \u00e8 stata ripresa molto meno in buona fede seppur con un identico fallimento teorico, da Thomas L. Friedman nel 1999 con la sua teoria \u201cdel McDonald\u2019s antiguerra\u201d, tesa ad addormentare le coscienze dei lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Friedman, infatti, non risultava possibile una guerra fra nazioni al cui interno operassero dei punti di vendita McDonald\u2019s: dopo soli pochi mesi, tuttavia, gli USA patria dei McDonald\u2019s bombardarono a tappeto con i suoi alleati \u2013 Italia in testa \u2013 la Jugoslavia, proprio mentre a Belgrado potevano essere acquistati e venduti da alcuni anni i prodotti della sopracitata multinazionale statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era solo fumo negli occhi e una forma di inganno contro la volont\u00e0 di pace dei popoli. Tutto questo ciarpame \u2013 come del resto le tesi sulla presunta \u201cfine della storia\u201d, elaborate nel 1992 da Fukujama \u2013 si \u00e8 dimostrato in breve tempo solo una forma illusoria di spazzatura ideologica e culturale, ma in ogni caso bisogna sviluppare tra i giovani e i lavoratori la coscienza collettiva della gravit\u00e0 oggettiva dell\u2019attuale situazione politica planetaria, contraddistinta da un sinistro disegno globale statunitense che rischia di provocare fin da subito almeno una terza guerra mondiale \u201cspezzettata\u201d, secondo il giudizio parziale ma interessante espresso nell\u2019agosto del 2014 dal leader indiscusso del Vaticano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo ancora in tempo per fermare tale opzione e la deriva bellico-nucleare, soprattutto grazie al contropotere globale ormai esercitato su scala globale dai paesi Brics, con in testa la Cina popolare, ma a tal fine serve anche un nuovo livello di sviluppo della mobilitazione delle masse popolari e della classe operaia dell\u2019Europa, possibile e utilissima ma anche se non scontata: bisogna lottare assieme e su scala europea contro i focolai di guerra e contro la dissennata corsa al riarmo di marca statunitense, accettata anche dalla borghesia europea italiana, come nel caso dei costosissimi F-35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha notato D. Stevenson rispetto al tragico 1914 e al periodo storico che prepar\u00f2 il primo macello mondiale, \u201cun ciclo di preparativi militari in perenne aumento\u201d (ripeto: un ciclo di preparativi militari in perenne aumento) \u201cfu un elemento essenziale della congiuntura che condusse al disastro. La corsa agli armamenti era un prerequisito necessario dello scoppio delle ostilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio avviso la lotta su scala internazionale contro le spese militari e i nuovi armamenti, a partire da F-35 e \u201cguerre stellari\u201d, assieme alla battaglia per spegnere i principali focolai di guerra costituiscono i due primi \u201canelli\u201d della catena che devono afferrare i comunisti europei per contribuire a scongiurare il reale, concreto pericolo di guerra generalizzata che grava tuttora sul genere umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Sidoli, dell\u2019Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina Il primo conflitto planetario imperialistico non scoppi\u00f2 nel luglio\/agosto del 1914 per errore umano o pura casualit\u00e0: come ha giustamente notato David Stevenson nel suo libro \u201cLa grande guerra\u201d (p. 43), la tesi della guerra per errore \u201c\u00e8 oggi insostenibile\u201d anche solo tenendo a mente la &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/la-grande-guerra\/\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;La grande guerra&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":52,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-51","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=51"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":54,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51\/revisions\/54"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/52"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=51"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=51"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=51"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}