{"id":61,"date":"2017-02-27T16:38:42","date_gmt":"2017-02-27T15:38:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/?p=61"},"modified":"2017-06-14T00:56:49","modified_gmt":"2017-06-13T22:56:49","slug":"johann-gottlieb-fichte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/johann-gottlieb-fichte\/","title":{"rendered":"Johann Gottlieb Fichte"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_63\" aria-describedby=\"caption-attachment-63\" style=\"width: 217px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-63\" src=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-johann-gottlieb-1951762-2911814-german-philosopher-portrait-BA7RY41-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-johann-gottlieb-1951762-2911814-german-philosopher-portrait-BA7RY41-217x300.jpg 217w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-johann-gottlieb-1951762-2911814-german-philosopher-portrait-BA7RY41-768x1061.jpg 768w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-johann-gottlieb-1951762-2911814-german-philosopher-portrait-BA7RY41-741x1024.jpg 741w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-johann-gottlieb-1951762-2911814-german-philosopher-portrait-BA7RY41.jpg 1006w\" sizes=\"auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-63\" class=\"wp-caption-text\">Fichte, Johann Gottlieb, 19.5.1762 &#8211; 29.1.1814,<br \/>deut. Philosoph, Portrait, Federzeichnung von<br \/>Karl Bauer, 19. Jh.,<br \/>~<br \/>Fichte, Johann Gottlieb, 19.5.1762 &#8211; 29.1.1814, German philosopher, portrait, pen drawing by Karl Bauer, 19th century,<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant aveva sostenuto che tutta la filosofia precedente a lui era viziata dal dogmatismo della presupposizione dell\u2019esistenza di un ordine, di leggi, all\u2019interno della natura. Kant invece sostiene che l\u2019io \u00e8 il legislatore della natura. Con Fichte abbiamo una definizione di dogmatismo ancora pi\u00f9 radicale, che fa ricadere nel dogmatismo lo stesso Kant <u>. Fichte cio\u00e8 sostiene che tutta la filosofia precedente<\/u>, Kant compreso, <u>\u00e8 dogmatica<\/u>, in quanto <u>ha creduto nel dogma dell\u2019esistenza di una cosa in s\u00e9<\/u>, di un mondo, di una realt\u00e0 di per s\u00e9 stante, indipendente dal soggetto umano. Tutta la filosofia precedente a Fichte, tutta la filosofia precedente alla fondazione dell\u2019idealismo, <u>ha pensato che venisse prima il mondo<\/u>, prima la realt\u00e0 materiale, prima l\u2019oggetto e poi il soggetto. Invece le cose stanno esattamente all\u2019opposto. Proprio per questo <u>Fichte si pone il problema decisivo della fondazione ultima della realt\u00e0 e del sapere<\/u> (un problema che tra l\u2019altro ai giorni nostri \u00e8 assolutamente fuori moda, in quanto viviamo in un periodo di relativismo, di soggettivismo). In questo senso la filosofia \u00e8 per lui dottrina della scienza. Fichte pensa che le varie scienze sono subordinate a postulati, a princ\u00eepi, partono da affermazioni non dimostrate e poi procedono con catene deduttive. Le scienze fanno ricorso inoltre a concetti, a metodi, non discussi nell\u2019ambito del discorso scientifico stesso. Questo \u00e8 vero anche per la matematica: anch\u2019essa, che \u00e8 la scienza esatta per eccellenza, parte da postulati, cio\u00e8 da affermazioni non dimostrate. <u>Fichte invece sostiene che la filosofia \u00e8 l\u2019unica<\/u> <u>scienza che giustifica i fondamenti dei suoi stessi princ\u00eepi<\/u>, <u>\u00e8 capace di autofondarsi<\/u> e quindi \u00e8 superiore alle altre scienze. In questo senso la filosofia \u00e8 \u201cdottrina della scienza\u201d, cio\u00e8 <u>\u00e8 la dottrina dei fondamenti ultimi<\/u>, che sono decisivi anche per tutte le scienze. Parte da questa considerazione: ci sono <u>due possibilit\u00e0 di approccio alla conoscenza<\/u>, una \u00e8 quella di <u>partire dall\u2019oggetto<\/u>, dalla cosa, dalla realt\u00e0, l\u2019altra \u00e8 quella di <u>partire dal soggetto<\/u>, dalla coscienza. Fichte sostiene che bisogna partire dal soggetto, dall\u2019io, dalla coscienza. <u>Fra Kant e Fichte si \u00e8 verificato uno sgretolamento del concetto di \u201ccosa in s\u00e9\u201d,<\/u> che permette a Fichte di affermare con molta decisione che bisogna partire dall\u2019io, dal soggetto, eliminando completamente la cosa in s\u00e9. Il criticismo kantiano suscit\u00f2 un dibattito intenso, e il risultato di questo dibattito fu lo sgretolamento del concetto di cosa in s\u00e9. <u>La posizione dell\u2019io, che Kant aveva installato<\/u> al <u>centro<\/u> dell\u2019attenzione, sostenendo che tutta la conoscenza \u00e8 fenomenica e tutto \u00e8 quale appare al soggetto, che <u>ha una collocazione centrale<\/u>, <u>viene lentamente consolidata<\/u>.La cosa in s\u00e9 sarebbe la causa delle nostre intuizioni, che poi mettono in moto tutto il processo conoscitivo. <u>Si obietta per\u00f2 a Kant<\/u> che la <u>categoria di causalit\u00e0<\/u> \u00e8 appunto una delle dodici categorie e quindi <u>si pu\u00f2 usare soltanto nel caso di una realt\u00e0 gi\u00e0 inquadrata nello spazio e nel tempo<\/u>, altrimenti essa \u00e8 adoperata impropriamente. Ora, come pu\u00f2 Kant sostenere implicitamente che la cosa in s\u00e9 \u00e8 la causa delle intuizioni, se la cosa in s\u00e9 per definizione \u00e8 inconoscibile, come egli stesso afferma? <u>Se la cosa in s\u00e9 \u00e8 qualche cosa di inconoscibile<\/u>, fa parte del noumeno, del mondo soltanto pensabile, ma non conosciuto, \u00e8 evidente che ad essa, come d\u2019altra parte a Dio e all\u2019anima<u>, non si pu\u00f2 applicare la categoria di causalit\u00e0<\/u>, che \u00e8 una delle dodici categorie trascendentali dell\u2019intelletto (\u00abtrascendentali\u00bb significa che entrano in gioco, funzionano solo a contatto con un materiale sensibile, cio\u00e8 con un materiale gi\u00e0 inquadrato nello spazio e nel tempo). <u>Quindi<\/u> <u>non<\/u> si pu\u00f2 affermare che <u>la cosa in s\u00e9 \u00e8 causa delle sensazioni<\/u>, anzi, a voler cavillare e a volere essere pi\u00f9 kantiani di Kant, <u>non si pu\u00f2 dire neppure che la cosa in s\u00e9 esiste, perch\u00e9 l\u2019esistenza \u00e8 essa stessa una delle dodici categorie<\/u>, quindi, come non si pu\u00f2 applicare a Dio, la categoria di esistenza non si pu\u00f2 applicare neppure alla cosa in s\u00e9. La cosa in s\u00e9 si disgrega completamente. Dei due poli, l\u2019io e la cosa in s\u00e9, uno cade: la cosa in s\u00e9 si dissolve, di conseguenza rimane soltanto il soggetto, l\u2019io, la coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Fichte parte dal fatto che c\u2019\u00e8 una conoscenza, c\u2019\u00e8 una esperienza, c\u2019\u00e8 un\u2019intelligenza<\/u> delle cose, cio\u00e8 c\u2019\u00e8 un <u>legame fra soggetto e oggetto<\/u>; ora si tratta di capire se vengono prima le cose o viene prima l\u2019io, viene\u00a0 prima la coscienza. Fichte nella Dottrina della scienza afferma: \u00abNell\u2019intelligenza dunque, per usare un\u2019immagine, vi \u00e8 una doppia serie, dell\u2019essere e del guardare, del reale e dell\u2019ideale [in altri termini ci sono l\u2019oggetto ed il soggetto]; ed \u00e8 appunto <u>nell\u2019indivisibilit\u00e0 di questa doppia serie che consiste la sua essenza<\/u>, la quale \u00e8 dunque <u>sintetica<\/u>, mentre invece alla cosa non compete che una serie semplice, quella del reale e cio\u00e8 dell\u2019esser posto. <u>Intelligenza e cosa sono <\/u>perci\u00f2<u> direttamente opposte<\/u>, si trovano rispettivamente in due mondi, <u>tra i quali non c\u2019\u00e8 ponte di passaggio<\/u>\u00bb. L\u2019intelligenza, il sapere, la coscienza, il soggetto, l\u2019io da una parte e le cose dall\u2019altra fanno parte di due mondi tra i quali non c\u2019\u00e8 ponte di passaggio. <u>L\u2019empirismo ed il razionalismo, ma anche Kant stesso, si sono trovati di fronte a un problema irresolubile perch\u00e9 sono partiti da una concezione dualistica<\/u>: ci sono le cose e c\u2019\u00e8 l\u2019io, ci sono le cose che precedono l\u2019io, ma Fichte rileva che se si parte dalle cose non si riesce ad arrivare all\u2019io. Gli empiristi si sono sforzati di arrivarci con il metodo induttivo, ma sono caduti nello scetticismo. I razionalisti con il metodo deduttivo a priori, ma il metodo deduttivo a priori, come gi\u00e0 Kant ha dimostrato, implica un salto non giustificato, un passaggio indebito dal mondo delle costruzioni intellettuali al mondo reale. Kant stesso \u00e8 caduto nel dualismo tra fenomeno e cosa in s\u00e9, tra realt\u00e0 filtrata dal soggetto e realt\u00e0 oggettiva in se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fichte: \u00abSi tratta di dimostrare il passaggio dall\u2019essere al rappresentare, ma questo \u00e8 quanto i dogmatici non fanno n\u00e9 riescono a fare, perch\u00e9 il loro principio d\u00e0 ragione soltanto dell\u2019essere, ma non del rappresentare, che \u00e8 direttamente opposto all\u2019essere. \u00c8 solo con un gran salto che i dogmatici passano ad un mondo del tutto estraneo al loro principio\u00bb. Passano dal mondo delle cose al mondo dell\u2019io. Fichte aggiunge un elemento metodologico molto importante: <u>i dogmatici<\/u>, fra cui rientra a questo punto anche Kant<u>, sbagliano nel vedere le cose come esterne le une alle altre<\/u>, sostenendo che esiste il mondo ed esiste anche l\u2019io. In questo modo non si riesce a capire qual \u00e8 il legame tra l\u2019entit\u00e0 mondo e l\u2019entit\u00e0 io: c\u2019\u00e8 fra loro un rapporto di estraneit\u00e0. Fichte con molta energia sostiene che questo \u00e8 un metodo non filosofico.La filosofia, dice Fichte, non pu\u00f2 usare la parola anche, cio\u00e8 non pu\u00f2 procedere per enumerazione. I filosofi che lo hanno pre- ceduto, e anche Kant stesso, hanno enumerato. <u>Fichte sostiene che le scienze<\/u>, che per\u00f2 sono inferiori alla filosofia, procedono per enumerazione e per esempio rilevano che ci sono stelle, pianeti, satelliti ecc., oppure ci sono insetti di questa, quella e quell\u2019altra specie e sottospecie; le scienze cio\u00e8 <u>sono descrittive e quindi enumerano le cose che si trovano nel loro campo di osservazione<\/u>, fanno la conta, le mettono l\u2019una vicina all\u2019altra: c\u2019\u00e8 una cosa, poi un\u2019altra, poi un\u2019altra, anche un\u2019altra, ancora un\u2019altra e cos\u00ec via<u>. Invece la filosofia deve essere una scienza <\/u>assolutamente a priori<u>, fondata sul ragionamento<\/u> e non pu\u00f2 procedere con l\u2019enumerazione: <u>la filosofia \u00a0procede invece per deduzione<\/u>: bisogna partire da un primo anello della catena e tutti gli altri debbono seguirne come conseguenze logiche; non si pu\u00f2 aggiungere una cosa all\u2019altra, non si pu\u00f2 dire: c\u2019\u00e8 il mondo e poi c\u2019\u00e8 anche l\u2019io, c\u2019\u00e8 l\u2019oggetto e c\u2019\u00e8 anche il soggetto, perch\u00e9 questo errore porta al fatto che poi tra l\u2019oggetto ed il soggetto non si riesce a creare collegamento. Tutta la filosofia precedente (ma soprattutto Kant \u00e8 presente in questa critica) \u00e8 una filosofia dualistica.<u> Fichte invece si sforza appunto di partire da un principio unico, che a questo punto dovr\u00e0 essere il principio della coscienza, del soggetto, dell\u2019io.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-62 alignright\" src=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Johann_Gottlieb_Fichte_21-300x262.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"262\" srcset=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Johann_Gottlieb_Fichte_21-300x262.jpg 300w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Johann_Gottlieb_Fichte_21-768x671.jpg 768w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Johann_Gottlieb_Fichte_21-1024x895.jpg 1024w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Johann_Gottlieb_Fichte_21.jpg 1030w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggiamo ancora dall\u2019opera principale di Fichte: \u00abQuell\u2019essere, la cui essenza consiste puramente in questo, che esso pone se stesso come esistente, \u00e8 l\u2019io come assoluto soggetto. In quanto esso si pone \u00e8, ed in quanto \u00e8, si pone, e l\u2019io perci\u00f2 \u00e8 assolutamente e necessariamente per l\u2019io. Ci\u00f2 che non esiste per se stesso non \u00e8 io. Si domander\u00e0 certo: che cosa ero io dunque prima che giungessi all\u2019autocoscienza? La risposta naturale a questa domanda \u00e8: io non ero affatto, perch\u00e9 io non ero io. Non si pu\u00f2 pensare assolutamente a nulla, senza pensare in pari tempo il proprio io, come cosciente di se stesso; non si pu\u00f2 mai astrarre dalla propria autocoscienza\u00bb. Sulla base di una visione del mondo materialistica l\u2019io viene dopo il mondo: prima c\u2019\u00e8 il mondo, poi dal mondo si genera una complessit\u00e0 crescente da cui alla fine sboccia l\u2019io, il pensiero, la razionalit\u00e0 umana. Viene prima il mondo e poi l\u2019io. Questo \u00e8 un processo genetico, cio\u00e8 spiega la genesi dell\u2019io dal punto di vista temporale, cronologico, invece <u>il discorso che Fichte vuole fare \u00e8 un discorso di validit\u00e0 puramente logica, indipendente dalla dimensione temporale<\/u>. Questa \u00e8 un\u2019altra difficolt\u00e0 del suo ragionamento. <u>Quando egli parla della successione di io, non-io e io empirico<\/u>, la sua famosa triade dialettica, non si sta riferendo a un fatto che avviene nel tempo, per cui veramente c\u2019\u00e8 un primo momento, un secondo momento ed un terzo momento: <u>quei tre \u201cmomenti\u201d sono in qualche modo contemporanei<\/u>, sono \u201cmomenti\u201d <u>in senso logico<\/u>, ma non in senso cronologico. Bisogna tenere presente che l\u2019idealismo tedesco elabora discorsi di validit\u00e0 logica, non discorsi di genesi empirica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><u>Per Fichte<\/u>, anche se dal punto di vista cronologico, genetico, l\u2019io viene dopo, <u>dal punto di vista logico invece l\u2019io \u00e8 un prius assoluto<\/u>. Per quanto abbiamo letto: che l\u2019io \u00e8 conoscenza, \u00e8 soggetto, \u00e8 coscienza, ma nello stesso tempo \u00e8 anche una cosa, cio\u00e8 \u00e8 quella cosa che \u00e8 l\u2019io. L\u2019io come posizione iniziale assoluta<u>. La prima formula della dialettica di Fichte \u00e8: \u201cL\u2019io pone se stesso\u201d, l\u2019io nel porre se stesso pone s\u00e9 come soggetto, ma anche come un\u2019entit\u00e0, come una cosa<\/u>, quindi, ponendo l\u2019io come inizio<u>, si pongono sin dall\u2019inizio<\/u> l\u2019essere e il sapere, <u>la cosa e l\u2019intelligenza della cosa, l\u2019oggetto ed il soggetto<\/u>. Se pongo come primo l\u2019oggetto, la cosa, il mondo, non riesco a capire come scaturisce l\u2019io; la nascita dell\u2019io si spiegher\u00e0 solo dal punto di vista genetico, della teoria dell\u2019evoluzione, che per\u00f2 \u00e8 un fatto esteriore, \u00e8 un fatto empirico, \u00e8 un fatto scientifico, ma da un punto di vista logico debbo porre all\u2019inizio l\u2019io, perch\u00e9 nell\u2019io ritrovo immediatamente, automaticamente, anche la cosa, cio\u00e8 ritrovo tutte e due le serie, la serie della realt\u00e0 e la serie della conoscenza, la serie del non-io e la serie dell\u2019io. <u>L\u2019io come prius assoluto permette di ricavare il non-io dal proprio interno perch\u00e9 ce l\u2019ha gi\u00e0 costitutivamente dentro, mentre invece se partissimo dal non-io, dall\u2019oggetto, dal mondo, non potremmo pi\u00f9 risalire all\u2019io<\/u>. Infatti la filosofia precedente \u00e8 naufragata perch\u00e9 non riesce a compiere questo passaggio e deve fare un salto dogmatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua Fichte: \u00abNon vi \u00e8 nulla di posto originariamente, tranne l\u2019io; e questo soltanto \u00e8 posto assolutamente. Perci\u00f2 un\u2019opposizione assoluta non pu\u00f2 aversi se non ponendo qualcosa di opposto all\u2019io. Ma ci\u00f2 che \u00e8 opposto all\u2019io \u00e8 non-io. All\u2019io \u00e8 opposto assolutamente un non-io\u00bb. Nel momento in cui noi poniamo l\u2019io, nello stesso momento (\u00e8 un \u201cmomento\u201d secondo solo dal punto di vista logico, ma \u00e8 contemporaneo dal punto di vista cronologico) noi poniamo pure il non-io e ci ritroviamo tutte e due le serie, la serie del soggetto e la serie dell\u2019oggetto. Per quale motivo? Perch\u00e9 l\u2019io \u00e8 coscienza, ma la coscienza \u00e8 sempre coscienza di qualche cosa, non esiste una coscienza vuota, quindi quando pongo l\u2019io, la coscienza, pongo anche l\u2019oggetto della coscienza, pongo anche il contenuto della coscienza, cio\u00e8 pongo anche quello che non \u00e8 coscienza. Visto che coscienza \u00e8 sinonimo di io, nel porre quello che non \u00e8 coscienza, pongo il non-io. Come dice Fichte: \u00abL\u2019io nel porre se stesso pone il non-io\u00bb, perch\u00e9 l\u2019io \u00e8 coscienza, ma la coscienza \u00e8 come uno specchio, e anche se rispecchia il vuoto pur sempre rispecchia qualche cosa; la coscienza implica proprio costitutivamente in s\u00e9 il concetto di essere coscienza di qualche cosa: se una coscienza non \u00e8 coscienza di qualche cosa non \u00e8 coscienza. Coscienza per gli idealisti non significa il sentimento morale, ma indica la consapevolezza. Essere consapevoli significa sempre essere consapevoli di qualche cosa, quindi, come nello specchio ci sono sempre lo specchio e la cosa che viene rispecchiata, l\u2019immagine riflessa, cos\u00ec nella coscienza c\u2019\u00e8 sempre la coscienza e quello che \u00e8 oggetto di coscienza, ci sono sempre l\u2019io e il non-io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo legame non vi \u00e8 nuovo, in quanto il primo grande esempio di questo tipo di ragionamento lo avete trovato in Parmenide, il quale ha sostenuto che il pensiero \u00e8 inscindibile dall\u2019essere: grosso modo \u00e8 lo stesso tipo di intuizione di Fichte. Non pu\u00f2 esistere un pensiero che sia pensiero di niente, perch\u00e9, ammesso che il pensiero sia il pensiero anche del niente, del vuoto, della morte, della nullit\u00e0, la mente ha per oggetto il nulla, ha per oggetto il vuoto e quindi ha pur sempre un oggetto. Gi\u00e0 Parmenide ha sottolineato che il pensiero \u00e8 sempre inevitabilmente correlato all\u2019essere. Allora, se prendo come entit\u00e0 di partenza il pensiero, la coscienza, mi ritrovo automaticamente dentro di quella anche l\u2019essere e se il pensiero lo chiamo io, mi ritrovo qualche cosa di diverso dall\u2019io, cio\u00e8 mi ritrovo il non-io. Quindi l\u2019io pone se stesso: primo momento della dialettica. Secondo momento: l\u2019io, nel porre se stesso, pone il non-io, inevitabilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDalla proposizione materiale [avente cio\u00e8 un suo proprio contenuto, che \u00e8 appunto l\u2019io nella sua identit\u00e0 con se stesso] io sono, deriv\u00f2, facendo astrazione dal suo contenuto, quella puramente formale o logica A=A\u00bb. Che cosa significa che questa proposizione \u00e8 materiale? Fichte qui polemizza con Kant perch\u00e9 vuol dire: \u00abQuando affermo che l\u2019io pone se stesso, pongo non solamente la forma del conoscere, a cui Kant si era limitato, ma pongo anche un contenuto\u00bb. Implicitamente vuol dire che Kant ha avuto questo limite, che ha fatto un discorso sulla met\u00e0 della conoscenza, cio\u00e8 ha fatto il discorso della Critica della ragion pura, dove per \u201cpura\u201d si intendono strutture puramente formali, ma ha lasciato fuori il contenuto, e quel contenuto poi risale alla misteriosa e impenetrabile cosa in s\u00e9, e quindi si \u00e8 ritrovato col dualismo di cui dicevamo. Con l\u2019affermazione che l\u2019io pone se stesso, si parte invece da un\u2019affermazione che \u00e8 contemporaneamente forma e contenuto, in quanto ha come contenuto l\u2019esistenza di quella cosa che \u00e8 l\u2019io. Mentre il punto di partenza di tutta la filosofia kantiana \u00e8 soltanto la forma, e di fronte a questa forma si erge sempre il contenuto e si rimane all\u2019interno del dualismo, per Fichte il contenuto \u00e8 presente gi\u00e0 nella forma, quindi il dualismo \u00e8 superato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante il superamento del dualismo? Qual \u00e8 il problema? Kant a un certo punto nella Critica della ragion pura dice che l\u2019uomo \u00e8 prigioniero della propria soggettivit\u00e0, delle proprie forme, del fenomeno, e non si pu\u00f2 avventurare alla conoscenza del reale, del mondo, perch\u00e9 il mondo \u00e8 impenetrabile, \u00e8 come l\u2019oscuro mare che circonda un\u2019isola. In altri termini, l\u2019uomo di Kant \u00e8 un uomo prigioniero della propria soggettivit\u00e0, ma se \u00e8 prigioniero della sua soggettivit\u00e0, non conosce veramente il mondo, perch\u00e9 la cosa in s\u00e9 nella sua oggettivit\u00e0 \u00e8 impenetrabile. Questo significa che l\u2019uomo ha un forte limite, anche nella sua azione. Invece Fichte, che scrive nel 1794, veramente coglie tutte le grandi speranze della Rivoluzione francese (sapete che Fichte ha scritto un importante libro per la rettifica del giudizio del pubblico sulla Rivoluzione francese). Fichte crea una filosofia su basi rigorosamente fondate dal punto di vista logico per la quale l\u2019uomo ha una potenza sconfinata, perch\u00e9 non \u00e8 estraneo alla natura, non \u00e8 circondato da una cosa in s\u00e9 come Kant sostiene. L\u2019uomo di Fichte produce egli stesso il non-io, quindi il non-io, il mondo, la natura, la realt\u00e0, non gli sono estranei; la filosofia di Fichte si avvia (perch\u00e9 poi il pieno compimento di questo processo si avr\u00e0 in Hegel) ad essere una filosofia fortemente monistica, in cui c\u2019\u00e8 una sola realt\u00e0. Ma il fatto che ci sia una sola realt\u00e0, per l\u2019uomo significa che egli \u00e8 padrone di quella realt\u00e0, che il pensiero \u00e8 pienamente compenetrato all\u2019essere, l\u2019io pu\u00f2 dominare il non-io, cio\u00e8 l\u2019uomo pu\u00f2 essere il signore del mondo. Si tratta di una filosofia che d\u00e0 all\u2019uomo la base di un possibile progresso indefinito, come vedremo poi nella seconda parte della filosofia di Fichte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo alla prima affermazione: \u00abio sono io\u00bb, che \u00e8 una posizione di forma e contenuto contemporaneamente. Da questa affermazione si astrae l\u2019aspetto formale che \u00e8 il primo principio della logica, il principio di identit\u00e0 A=A. \u00abDalla proposizione annunciata nel presente paragrafo deriva, per legge dell\u2019identica astrazione, il principio logico A=non A, che io chiamerei principio del- l\u2019opposizione\u00bb. Si tratta di un aspetto che considereremo meglio nella dialettica hegeliana, va sottolineato per\u00f2 che qui si apre un altro discorso di estrema importanza. Nella situazione precedente a Fichte, A=A e B=B, ma questo \u00e8 il mondo della separatezza, delle cose esterne le une alle altre, per cui esiste la realt\u00e0 A e la realt\u00e0 B, esiste l\u2019uomo ed esiste il mondo, esiste la ragione da una parte, esiste la storia dall\u2019altra, sono realt\u00e0 diverse e non comunicanti tra loro, perch\u00e9 vale il principio di identit\u00e0. Quando abbiamo parlato delle antinomie della ragione in Kant, abbiamo visto che egli \u00e8 fermo a una dialettica dicotomica (cio\u00e8 a due termini): c\u2019\u00e8 la tesi e l\u2019antitesi, c\u2019\u00e8 A e c\u2019\u00e8 B, A=A e B=B, queste due entit\u00e0 non comunicano tra loro. Invece dire che A diventa uguale a non-A, cio\u00e8 l\u2019io d\u00e0 luogo al non-io, significa che c\u2019\u00e8 un\u2019essenziale unit\u00e0 delle cose, all\u2019interno delle quali si viene a sviluppare la contraddizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo in apparenza stiamo parlando di entit\u00e0 astratte: il pensiero dialettico, che sboccia con Fichte e si realizza in Hegel, \u00e8 stato poi messo da parte insieme con le aspettative di emancipazione dell\u2019umanit\u00e0 maturate con la Rivoluzione francese: dal 1789 al 1848 la borghesia fa la sua rivoluzione, pensa di poter emancipare tutta l\u2019umanit\u00e0, combatte in nome della libert\u00e0, della fratellanza e dell\u2019uguaglianza, dopo il 1848 essa si rende conto di non essere una classe emancipatrice in via definitiva in quanto essa stessa opprime un\u2019altra classe, si trova sulle barricate del \u201948 gli operai, i proletari, arresta lo sviluppo della sua pi\u00f9 grande cultura e in buona parte la rimuove, la dimentica. Dopo il 1848 siamo entrati in un periodo di decadenza culturale che continua fino ai giorni nostri. Il grande pensiero borghese nato a ridosso della Rivoluzione francese con la prospettiva dell\u2019emancipazione completa dell\u2019umanit\u00e0, della liberazione di tutte le sue energie, \u00e8 il pensiero che la stessa cultura dominante ha dovuto dimenticare in favore del pensiero della decadenza, cio\u00e8 del positivismo da una parte e dell\u2019esistenzialismo dall\u2019altra. Il grande pensiero fichtiano, schellinghiano, romantico, hegeliano \u00e8 stato cancellato, non \u00e8 pi\u00f9 qualche cosa di vivo nella cultura contemporanea. Il fatto di affermare esclusivamente la mentalit\u00e0 secondo cui A=A e B=B dipende in qualche modo dalla speranza patologica della borghesia che la storia si sia fermata, perch\u00e9 invece se la storia \u00e8 autocontraddittoria, il fatto che al feudalesimo \u00e8 venuto a succedere il capitalismo implica che a questo succeder\u00e0 qualche altra cosa, un nuovo assetto dei rapporti umani. Per questo la borghesia cancella il pensiero fichtiano, hegeliano, dialettico, e torna a modalit\u00e0 di pensiero precedenti, convincendosi che le cose sono ognuna semplicemente uguale a se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Procediamo con la lettura. \u00abIl non-io, solo in tanto pu\u00f2 essere posto, in quanto nell\u2019io, nell\u2019identica coscienza a se stessa, \u00e8 posto un io al quale il non-io pu\u00f2 essere opposto. Ora, il non-io deve essere posto nella coscienza identico a se stesso, ed in questa medesima coscienza deve essere posto anche l\u2019io [l\u2019io empirico] in quanto opposto al non-io\u00bb. Viene sostenuto che se all\u2019io si contrappone il non-io, l\u2019io non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019io iniziale assoluto, ma diventa qualche cosa di diverso, in quanto viene limitato, non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019io assoluto (assoluto significa ab-solutus, cio\u00e8 sciolto da vincoli), assolutamente libero. Nella prima fase della dialettica l\u2019io pone se stesso, c\u2019\u00e8 solo l\u2019io: gi\u00e0 abbiamo detto a proposito di Kant che la libert\u00e0 consiste nel non avere costrizione esteriore; l\u2019io originario, essendo solo, \u00e8 assolutamente libero, \u00e8 \u201cassoluto\u201d appunto, \u00e8 sciolto da vincoli, \u00e8 libero. All\u2019origine per Fichte c\u2019\u00e8 l\u2019io, ma questo equivale a dire che all\u2019origine c\u2019\u00e8 la libert\u00e0, perch\u00e9 l\u2019io non \u00e8 condizionato da niente fuori di s\u00e9, nel primo momento logico non ha un non-io che lo limiti, quindi \u00e8 assoluto, \u00e8 del tutto libero. Il cominciamento, l\u2019inizio logico della realt\u00e0 \u00e8 l\u2019io con la \u201cI\u201d maiuscola, ovvero la\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 libert\u00e0, ovvero l\u2019assoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo detto per\u00f2 che l\u2019io, essendo coscienza, immediatamente deve contrapporre a s\u00e9 un contenuto, cio\u00e8 un oggetto, un non-io, ma nel momento in cui c\u2019\u00e8 un non-io che si contrappone all\u2019io, l\u2019io non \u00e8 pi\u00f9 io con la \u201cI\u201d maiuscola, illimitato, assolutamente libero, bens\u00ed \u00e8 limitato dal non-io, e quindi diventa un io limitato, cio\u00e8 un io empirico. Il terzo momento della dialettica \u00e8 dato da questa formula: l\u2019io oppone, nell\u2019io, all\u2019io divisibile un non-io divisibile. La terza fase della dialettica \u00e8 la nascita degli io empirici, dei soggetti umani concretamente esistenti, gli io divisibili, limitati, opposti al non-io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019io empirico a questo punto non \u00e8 semplicemente l\u2019uomo di una razza, di un paese, l\u2019uomo \u00e8 la scaturigine dell\u2019io con la \u201cI\u201d maiuscola, cio\u00e8 dell\u2019io assoluto, della libert\u00e0 assoluta, di conseguenza la sua vera natura \u00e8 la libert\u00e0, e tutta la vita dell\u2019uomo, dell\u2019umanit\u00e0 nel suo complesso, nella sua interezza, sar\u00e0 uno sforzo di riattingimento della libert\u00e0 superando di volta in volta gli ostacoli che sono posti dal non-io. La storia sar\u00e0 la storia del tentativo di ritornare, metaforicamente, alla situazione di io puro, di io assoluto, di assoluta libert\u00e0. Tutta la storia umana sar\u00e0 la storia della progressiva liberazione dell\u2019uomo, liberazione dal non-io, cio\u00e8 da quello che non \u00e8 umano, da quello che non \u00e8 razionale. Il non-io da cui l\u2019uomo si deve continuamente liberare potr\u00e0 prendere tantissime forme, prima di tutto quelle dell\u2019ostilit\u00e0 della natura (poi Schelling rimproverer\u00e0 a Fichte questa visione riduttiva della natura). Per Fichte l\u2019uomo \u00e8 condizionato per esempio dalle intemperie, \u00e8 condizionato dalla furia degli elementi, dalle piene dei fiumi, da tutti gli aspetti ostili della natura, e cerca di vincerli con la propria ragione. L\u2019uomo \u00e8 condizionato dall\u2019oscurit\u00e0 della notte, che gli incute terrore, gli impedisce di lavorare, allora cerca mezzi per vincere il non-io dell\u2019oscurit\u00e0, delle tenebre e inventa strumenti per rendere chiara la notte. L\u2019uomo \u00e8 schiavo delle malattie, ma sempre pi\u00f9 la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 una storia di vittoria contro le malattie, che costituiscono limitazioni della libert\u00e0 dell\u2019uomo. Tutta la storia delle scienze, della tecnica, tutta la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 una storia di progressivo avanzamento della libert\u00e0, in quanto l\u2019uomo allarga la propria zona di indipendenza rispetto alla natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il non-io \u00e8 tutto quello che non \u00e8 ragione, quindi il non-io si pu\u00f2 annidare anche nell\u2019uomo stesso. Prima di tutto \u00e8 presente nella societ\u00e0, nelle tirannie, in tutte le forme in cui la libert\u00e0 dell\u2019individuo \u00e8 conculcata, \u00e8 ostacolata. La storia \u00e8 storia di liberazione dell\u2019uomo dalla schiavit\u00f9, dalle oppressioni, dai dispotismi. L\u2019uomo si deve liberare anche da un non-io interno, in quanto all\u2019interno dell\u2019uomo non c\u2019\u00e8 solo la ragione, ma ci sono anche quelle che Kant ha chiamato inclinazioni. Quindi l\u2019uomo deve lottare per superare anche gli ostacoli interni alla propria liberazione. La propria liberazione consisterebbe nell\u2019arrivare alla libert\u00e0 assoluta, cio\u00e8 alla razionalit\u00e0 assoluta, alla coscienza assoluta delle origini: libert\u00e0, come per Kant, coincide con razionalit\u00e0. Rispetto a questo l\u2019uomo ha molte passioni e inclinazioni che lo spingono in altre direzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo in presenza di una visione titanica dell\u2019uomo (il titanismo \u00e8 uno degli aspetti del Romanticismo): per Fichte l\u2019uomo, come un titano, continuamente lotta contro il non-io, contro la natura, contro gli altri uomini che ostacolano la sua libert\u00e0 e contro gli ostacoli interni che porta dentro di s\u00e9 alla propria libert\u00e0. \u00c8 una visione molto bella del destino umano: una volta che l\u2019uomo, per Fichte, ha superato uno di questi ostacoli, quindi ha ampliato la libert\u00e0, vede riemergere a un livello superiore, a un livello pi\u00f9 complesso, un\u2019altra forma di ostacolo, cio\u00e8 un altro aspetto del non-io, e deve continuamente proiettarsi contro questi nuovi ostacoli e superare le nuove manifestazioni del non-io per affermare l\u2019io, cio\u00e8 l\u2019indipendenza da ogni condizionamento, la libert\u00e0. \u00c8 chiaro che questo compito \u00e8 infinito, che le generazioni non bastano per arrivare a esaurirlo: l\u2019individuo, ma anche intere nazioni, intere generazioni non bastano per raggiungere la libert\u00e0, anzi la libert\u00e0 \u00e8 qualche cosa che nella sua purezza \u00e8 irraggiungibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo progressivamente amplia i propri orizzonti di libert\u00e0, ma non ci si pu\u00f2 illudere sul fatto che possa raggiungere la perfetta libert\u00e0, cio\u00e8 ritornare allo stadio di io assoluto. In questo mi pare importante accennare a un parallelo significativo con la poesia di Foscolo. Foscolo \u00e8 vissuto pi\u00f9 o meno contemporaneamente a Fichte, \u00e8 morto tredici anni dopo. Anche se Foscolo \u00e8 vissuto in Svizze-ra e conosceva il tedesco, probabilmente non ha letto\u00a0 Fichte, ma questo tipo di impostazione della visione della storia umana era qualcosa che circolava negli intelletti pi\u00f9 lucidi di quell\u2019et\u00e0, che aveva vissuto l\u2019empito di libert\u00e0 della rivoluzione, e poi, nel caso di Fichte e di Foscolo, le lotte di liberazione contro Napoleone, che avevano portato a una ripresa degli ideali di libert\u00e0, intesa anche come libert\u00e0 dei popoli. Fichte ha scritto i Discorsi alla nazione tedesca proprio per sollevare lo spirito tedesco contro l\u2019invasione napoleonica. Dopo la Rivoluzione francese, il tema della libert\u00e0 come libert\u00e0 dei popoli aveva avuto una larghissima circolazione, era presente in Fichte, era presente in Foscolo. Ci sono in Fichte espressioni che ricordano la\u00a0 filosofia implicita nei Sepolcri di Foscolo: noi abbiamo un compito di progresso, questo compito di progresso non lo portiamo avanti soltanto noi della nostra generazione, esso viene continuato dalle generazioni che si succedono le une alle altre; bisogna andarsi ad ispirare ai sepolcri dei grandi proprio per attingere energie per portare pi\u00f9 in avanti il compito di progresso, il compito di libert\u00e0. C\u2019\u00e8 in Foscolo lo stesso concetto di Fichte di un compito che \u00e8 di tutta l\u2019umanit\u00e0, che le generazioni si passano l\u2019una all\u2019altra come corridori a staffetta che si passano un testimone. C\u2019\u00e8 anche una fortissima analogia nel concetto di immortalit\u00e0, perch\u00e9 per Fichte l\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019uomo consiste nell\u2019immortalit\u00e0 del compito che si \u00e8 dato: sono mortale, ma divento immortale perch\u00e9 il piccolo aiuto che posso dare all\u2019ampliarsi degli orizzonti umani, il piccolo contributo che posso dare alla libert\u00e0 dell\u2019uomo, si sommer\u00e0 a quello degli altri, e siccome gli altri continueranno il mio compito di libert\u00e0, io sar\u00f2 immortale, nel senso che quello che di positivo ho fatto lo proseguir\u00f2 negli altri, o, meglio, proseguir\u00e0 negli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passo alle citazioni dalla Missione dell\u2019uomo, del 1800: \u00abLa tua missione non \u00e8 il mero sapere, ma agire secondo il tuo sapere: cos\u00ec risuona anche nel pi\u00f9 profondo della mia anima, non appena io mi raccolgo soltanto un attimo e osservo me stesso. Tu non esisti per contemplare ed osservare oziosamente te stesso o per meditare malinconicamente le tue sacrosante sensazioni, no, tu esisti per agire, il tuo agire e soltanto il tuo agire determina il tuo valore\u00bb. La filosofia di Fichte viene definita idealismo etico: Fichte riprende la superiorit\u00e0 della ragion pratica rispetto alla ragion pura gi\u00e0 affermata da Kant. Per Fichte conoscere il non-io serve soltanto a capire meglio come affrontarlo: la conoscenza \u00e8 subordinata alla pratica, e la pratica \u00e8 finalizzata a superare gli ostacoli del non-io. Questa visione implica una centralit\u00e0 del ruolo dell\u2019intellettuale, su cui Fichte ha scritto un\u2019opera minore, ma importantissima, La missione del dotto. Quale sarebbe la missione dell\u2019uomo di cultura? Esattamente quella che oggi gli uomini di cultura non si assumono: il dotto deve individuare quali sono gli ostacoli che il non-io pone nell\u2019epoca storica, per aiutare l\u2019uomo a elaborare la strategia migliore, atta a superare questi ostacoli. Ogni epoca storica presenta determinati aspetti del non-io, perch\u00e9 abbiamo detto che, superati certi ostacoli, ne nascono altri. L\u2019uomo di cultura ha uno sguardo pi\u00f9 lucido, ha il compito di guardare pi\u00f9 lontano, cio\u00e8 di vedere quali sono gli ostacoli che si frappongono all\u2019ulteriore liberazione dell\u2019umanit\u00e0, deve costituire l\u2019avanguardia dell\u2019umanit\u00e0 che combatte per la propria libert\u00e0, deve essere quello che, col suo lucido intelletto, scorge prima degli altri gli ostacoli e segna la rotta del progresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la missione del dotto per Fichte, che ribadisce la finalizzazione pratica del conoscere: \u00abIn breve, non esiste affatto per me un puro e semplice essere, che non mi riguardi e che io contempli solo per il gusto di contemplarlo; quello che in generale esiste per me, esiste solo mediante la sua relazione con me. Ma ovunque \u00e8 possibile solo una relazione con me e tutte le altre sono soltanto sottospecie di questa: la mia missione di agire moralmente. Il mio mondo \u00e8 oggetto e sfera dei miei doveri, e assolutamente niente altro; un altro mondo, o altre qualit\u00e0 del mio mondo non esistono per me\u00bb. Non c\u2019\u00e8 un mondo esistente di per se stesso, non esiste una realt\u00e0 che sta l\u00ec per essere contemplata: il mondo \u00e8 sempre in relazione al soggetto, ma nel senso che esso \u00e8 oggetto e sfera dei doveri e assolutamente niente altro. Come dice in un altro brano: \u00abIl mondo \u00e8 il materiale del dovere reso accessibile ai sensi\u00bb. Come per Kant, quando si parla di io, di soggetto, si intende la ragione, non si intendono le inclinazioni: il mondo deve essere trasformato da me per i miei fini, dove questo me \u00e8 l\u2019io penso di Kant, \u00e8 l\u2019io assoluto di Fichte, cio\u00e8 \u00e8 l\u2019assoluta razionalit\u00e0. Il mondo deve essere ridotto a misura dell\u2019uomo, dove per \u201cuomo\u201d si intende l\u2019essere razionale, e la libert\u00e0 dell\u2019uomo coincide con la sua razionalit\u00e0, non coincide con le sue inclinazioni: si tratta dell\u2019uomo con la \u201cU\u201d maiuscola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon agiamo perch\u00e9 conosciamo, ma conosciamo perch\u00e9 siamo destinati ad agire; la ragion pratica \u00e8 la radice di ogni ragione. Le leggi dell\u2019agire sono immediatamente certe per gli esseri razionali\u00bb. Anche qui si avverte un riecheggiamento di Kant: per Kant l\u2019imperativo c\u2019\u00e8, non bisogna dimostrarlo, \u00e8 una presenza nell\u2019uomo, come voce del dovere, quindi le leggi dell\u2019agire sono immediatamente certe per gli esseri razionali. \u00abIl loro mondo \u00e8 certo solo per il fatto che quelle sono certe. Non possiamo sottrarci alle prime senza che per noi il mondo e con esso noi stessi si sprofondi nell\u2019assoluto nulla. Noi ci solleviamo da questo nulla e ci conserviamo oltre questo nulla solo mediante la nostra moralit\u00e0\u00bb. Perch\u00e9 altrimenti si tratterebbe di un mondo che \u00e8 pura esteriorit\u00e0, \u00e8 insignificante, \u00e8 assolutamente privo di ogni valore e di ogni senso. Il mondo ha valore in relazione al nostro compito di progressiva liberazione, cio\u00e8 di affermazione dell\u2019io, vale a dire di affermazione dei valori superiori dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPosto questo collegamento, la proposizione sopra formulata: \u201cl\u2019uomo \u00e8 perch\u00e9 \u00e8\u201d, si trasforma nella seguente: \u201cl\u2019uomo deve essere ci\u00f2 che egli \u00e8, unicamente per ci\u00f2 che egli \u00e8\u201d, ossia tutto ci\u00f2 che egli \u00e8, deve essere ricondotto al suo io puro\u00bb. Che cosa vuole dire Fichte? Siamo in presenza di un\u2019affermazione di radicale umanesimo: non c\u2019\u00e8 niente di superiore all\u2019uomo, non c\u2019\u00e8 niente di superiore all\u2019io. Qual \u00e8 il compito dell\u2019uomo? Quello di diventare pi\u00f9 uomo, cio\u00e8 quello di diventare pi\u00f9 razionale e pi\u00f9 libero; l\u2019uomo \u00e8 zavorrato, appesantito, schiacciato dall\u2019io empirico, \u00e8 diventato io limitato, deve riattingere la propria natura di assoluta libert\u00e0, cio\u00e8 deve ritornare allo stadio di io puro, assoluto, di assoluta razionalit\u00e0, deve sconfiggere, per essere veramente uomo, tutto quello che \u00e8 irrazionale nel mondo. Questo \u00e8 il compito dell\u2019umanit\u00e0. Altri motivi per giustificare l\u2019esistenza, di carattere trascendente oppure di carattere invece egoistico, non si possono fondare: si pu\u00f2 semplicemente partire dal fatto che l\u2019uomo esiste in quanto essere razionale e quindi il suo compito non \u00e8 altro che quello di perfezionare la propria razionalit\u00e0, di imporre al mondo la propria razionalit\u00e0. In fondo \u00e8 la stessa idealit\u00e0 che era presente nell\u2019Umanesimo italiano: l\u2019uomo deve perfezionare la propria natura, arrivare a realizzare in maniera pi\u00f9 perfetta la propria natura stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutto ci\u00f2 che egli \u00e8, deve esserlo unicamente perci\u00f2 che \u00e8 un io; e ci\u00f2 che egli non pu\u00f2 essere, in\u00a0 quanto \u00e8 un io, egli non deve assolutamente cercare di essere\u00bb. L\u2019uomo deve tendere alla razionalit\u00e0. Di conseguenza quello che \u00e8 esteriorit\u00e0, quello che non \u00e8 la sua interiorit\u00e0, la sua coscienza, la sua ragione, lo porterebbero a perdere se stesso. Se l\u2019uomo sprofonda nella materia (oggi si potrebbe dire nel consumo) sprofonda nel non-io, cio\u00e8 pretende di realizzarsi in qualche cosa che \u00e8 esterno a s\u00e9, e quindi, invece di realizzarsi, si perde. Il mondo del consumo \u00e8 un mondo di perdita dell\u2019io, nel linguaggio del pensiero successivo \u00e8 un mondo di alienazione, in cui c\u2019\u00e8 altro da s\u00e9, non c\u2019\u00e8 l\u2019io, ma il contrario dell\u2019io, cio\u00e8 il non-io. Quindi ci si potr\u00e0 realizzare soltanto se si realizzer\u00e0 la propria superiore interiorit\u00e0, cio\u00e8 la razionalit\u00e0. Se ci si volge ad accumulare ricchezze, a perseguire carriere, oppure a fruire di beni di consumo \u2013 tutte esteriorit\u00e0 rispetto all\u2019io \u2013 non si conseguir\u00e0 la realizzazione dell\u2019io, bens\u00ed la perdita dell\u2019io, il non-io, l\u2019an- nientamento dell\u2019io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPoich\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 fine a se stesso, egli deve determinarsi da s\u00e9 e non lasciarsi mai determinare da qualcosa di esterno. Egli deve essere ci\u00f2 che \u00e8, soltanto perch\u00e9 egli vuole e deve voler essere cos\u00ec. L\u2019io empirico deve essere determinato nel modo in cui potrebbe essere determinato eternamente. Esprimerei dunque il principio della morale con la formula seguente: \u201cagisci in modo che tu possa pensare la massima della tua volont\u00e0 come legge eterna per te\u201d\u00bb. \u00c8 chiaro che anche qui Fichte sta seguendo le orme di Kant, ma dice qualche cosa di pi\u00f9 forte di Kant stesso. Kant afferma: \u00abAgisci in modo che la tua volont\u00e0 possa valere come legislatrice universale\u00bb. \u00c8 come se Fichte dicesse: \u00abNon puoi agire immerso nella banalit\u00e0, pensando che potresti fare questo, poi potresti fare quest\u2019altro, ecc. No, in ogni circostanza c\u2019\u00e8 una sola cosa che puoi fare per ampliare gli orizzonti della libert\u00e0. Se fai quello, ti iscrivi nella storia dell\u2019eternit\u00e0, perch\u00e9 stai facendo compiere all\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 in te quel famoso piccolo passo in avanti per ampliare i propri orizzonti di libert\u00e0. Se tu non fai esattamente quel passo, compi una banalit\u00e0, ti perdi nel non-io, ti perdi nell\u2019esteriorit\u00e0. Devi invece agire in ogni momento pensando che quel momento \u00e8 un momento decisivo, perch\u00e9 in te si gioca l\u2019umanit\u00e0, ma l\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 in gioco in te lo \u00e8 in tutti gli altri uomini\u00bb. Ogni momento in cui ci si lascia andare a un\u2019esteriorit\u00e0, a una banalit\u00e0, a una dissipazione, a un cedimento al carrierismo, all\u2019egoismo, alle inclinazioni, \u00e8 un momento in cui invece di vincere l\u2019umanit\u00e0, invece di far fare quell\u2019altro piccolissimo passo in avanti all\u2019umanit\u00e0 sulla via della sua liberazione (capire un problema, rimuovere un ostacolo pratico, ecc.) vince l\u2019esterno, cio\u00e8 vince il non-io, e allora non ci si iscrive nell\u2019eternit\u00e0, ci si iscrive nell\u2019inferno della banalit\u00e0 quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019uomo ha la missione di vivere in societ\u00e0; egli deve vivere in societ\u00e0; se viene isolato, non \u00e8 un uomo intero e completo, anzi contraddice a se stesso\u00bb. Il cammino di liberazione per Fichte non pu\u00f2 avvenire se non in comunicazione con gli altri io. Per Fichte il concetto di \u201cio\u201d non \u00e8 un concetto di carattere solipsistico, egoistico: l\u2019io \u00e8 la struttura trascendentale comune a tutti gli uomini; quando parla di io, parla in sostanza dell\u2019umanit\u00e0. Non \u00e8 possibile la realizzazione della libert\u00e0 se non all\u2019interno della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDice Rousseau: taluni si ritengono padroni di altri uomini, mentre sono invece pi\u00f9 schiavi di loro, ma avrebbe potuto dire ancora pi\u00f9 esattamente: chiunque si ritiene padrone di altri uomini \u00e8 uno schiavo egli stesso. Se anche non sempre lo sia in realt\u00e0, pure ha certamente un\u2019anima da schiavo e striscer\u00e0 bassamente ai piedi del primo che sia pi\u00f9 forte di lui e lo sottometta. \u00c8 davvero libero solo colui che vuol rendere libero tutto ci\u00f2 che lo circonda, e che riesce a diffondere effettivamente intorno a s\u00e9 la libert\u00e0, grazie ad un\u2019influenza di efficacia sicura, anche se l\u2019origine di essa possa passare inosservata\u00bb. \u00c8 qui ripreso il concetto kantiano espresso nella seconda formula dell\u2019imperativo categorico per cui gli uomini sono tutti fini in s\u00e9, cio\u00e8 sono tutti membri dell\u2019umanit\u00e0 razionale, quindi non si deve mai avere un atteggiamento di strumentalit\u00e0 verso l\u2019altro uomo. \u00abA nessuno \u00e8 lecito agire su altri uomini come su materia bruta o sull\u2019animale, onde realizzare per mezzo loro un qualsiasi scopo suo senza far conto alcuno della loro libert\u00e0. Non gli \u00e8 concesso neppure rendere virtuoso o saggio o felice alcun essere ragionevole contro la sua volont\u00e0. A prescindere dal fatto che questo sforzo sarebbe vano, che nessuno pu\u00f2 divenire virtuoso o saggio o felice se non col proprio lavoro e con la propria fatica, \u00e8 certo che egli non deve neppure volerlo fare, quand\u2019anche potesse o credesse di potere, perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 ingiusto ed egli si porrebbe cos\u00ec in contraddizione con se stesso. Il fine supremo ed ultimo della societ\u00e0 \u00e8 la completa unit\u00e0 e l\u2019intimo consentimento di tutti i suoi membri\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giungiamo alla visione molto simile a quella del Foscolo di cui vi ho accennato. \u00abSi accresce il senso della nostra dignit\u00e0 quando diciamo a noi stessi ci\u00f2 che ognuno di noi pu\u00f2 dire a se medesimo: \u2013 La mia esistenza non \u00e8 inutile e senza scopo, io sono un anello necessario della grande catena che si inizia con l\u2019elevarsi del primo uomo alla piena coscienza della sua esistenza e si protende verso l\u2019eternit\u00e0. Quanti mai tra gli uomini furono grandi e saggi e nobili, tutti quei benefattori del genere umano dei quali io apprendo i nomi segnati nella storia del mondo, e quelli pi\u00f9 numerosi ancora i cui meriti vivono nelle opere sussistenti ancora senza che si ricordino i loro nomi, tutti questi hanno lavorato per me\u00bb. Viene qui espresso un forte concetto che sar\u00e0 proprio della cultura dell\u2019 \u2019800, dello storicismo: noi non siamo i primi venuti su questa terra, ma arriviamo buoni ultimi, e tutto quello che siamo, la libert\u00e0 che gi\u00e0 abbiamo raggiunto, il fatto che possiamo accendere la luce e leggiamo ecc., significa che c\u2019\u00e8 stato uno spianamento del cammino della libert\u00e0 compiuto da tantissimi uomini, alcuni dei quali sono ricordati come geni, come Galvani, Volta, coloro che hanno scoperto l\u2019elettricit\u00e0, ecc., altri sono oscuri, sono morti senza lasciare i loro nomi, ma senza il loro contributo noi non saremmo liberi di poter stare a discutere in questa sala, saremmo schiavi delle tenebre, non potremmo leggere, tanto per fare il primo rilievo che viene in mente dalla situazione in cui ci troviamo. Noi siamo quello che siamo (ci troviamo ad un certo punto nel cammino della libert\u00e0), grazie a tutti gli sforzi di liberazione compiuti dai nostri avi, anche quelli di cui non ricordiamo i nomi. \u00abIo ho raccolto la messe per cui essi lavorarono; io ricalco su questa terra che essi abitarono le loro orme benefiche. Io posso, tosto ch\u2019io voglia, dar mano a quello stesso compito nobilissimo che essi si erano imposto, di rendere sempre pi\u00f9 saggi e felici i nostri fratelli; io posso continuare a costruire da questo punto dove essi dovettero cessare; io posso portare pi\u00f9 vicino al compimento quel tempio magnifico che essi dovettero lasciare incompiuto\u00bb. \u00c8 il medesimo concetto, che pure Foscolo scorge con molta chiarezza, dell\u2019opera che rimane incompiuta dal singolo individuo e viene proseguita dalle generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMa anch\u2019io dovr\u00f2 cessare dall\u2019opera mia come loro, potr\u00e0 obbiettarsi qualcuno. Oh, \u00e8 questo il pensiero pi\u00f9 sublime di tutti. Se io assumo su di me quel compito nobilissimo, non potr\u00f2 mai giungerne al termine; e quanto \u00e8 certo che \u00e8 mia missione l\u2019assumerlo, \u00e8 anche certo che io non potr\u00f2 mai cessare di operare e quindi non potr\u00f2 mai cessare di essere. Quello che si suol chiamare morte, non pu\u00f2 troncare l\u2019opera mia, perch\u00e9 la mia opera deve essere compiuta, e non pu\u00f2 essere compiuta in nessun momento del tempo, perci\u00f2 alla mia esistenza non \u00e8 fissato nessun termine nel tempo ed io sono eterno. Col fatto stesso di assumere quel compito sommo, io ho conquistato per me l\u2019eternit\u00e0. Io sollevo fieramente il mio capo verso le rocce minacciose, verso le cascate furibonde, verso le nubi che si schiantano ondeggiando in un oceano di fuoco e dico: io sono eterno e sfido il vostro potere! Precipitate tutti su di me, e tu cielo, tu terra, mescolatevi in un selvaggio tumulto, e voi tutti elementi, spumeggiate e infuriate, stritolate nella lotta selvaggia sin l\u2019ultimo atomo di quel corpo che io dico mio: la mia volont\u00e0 sola, col suo sacro proposito, continuer\u00e0 a librarsi con impavida audacia sulle rovine dell\u2019universo, poich\u00e9 io ho assunto la mia missione e questa \u00e8 pi\u00f9 duratura di voi, essa \u00e8 eterna ed io sono eterno con essa\u00bb. Questo brano costituisce una sorta di manifesto del titanismo romantico. Conto di iniziare la prossima lezione leggendo una poesia di Goethe che presenta la prospettiva titanica, e vorrei avviarmi alla conclusione dopo aver stabilito questo collegamento con la prossima lezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desidero soltanto accennare a un\u2019altra opera, minore, di Fichte, cio\u00e8 Lo Stato commerciale chiuso: Fichte \u00e8 stato anche un grande filosofo della politica, \u00e8 stato il primo che ha iniziato a superare veramente la visione liberale dello Stato. In un primo momento Fichte sostiene, come gi\u00e0 aveva sostenuto Kant, che lo Stato ha soltanto il compito di impedire che una persona prevarichi e invada la sfera di libert\u00e0 di un\u2019altra, quindi lo Stato \u00e8 una specie di arbitro (secondo la concezione dello Stato liberale), che deve semplicemente tutelare le sfere di libert\u00e0 degli individui. Nella fase matura invece Fichte apre la strada alla grande concezione hegeliana dello Stato, con un\u2019intuizione singolare, ma molto importante. Proprio partendo dal fatto che l\u2019uomo \u00e8 portatore di diritti, Fichte si sofferma sul diritto di propriet\u00e0 e dice che la propriet\u00e0 \u00e8 ammissibile soltanto se viene conseguita in base al lavoro. \u00c8 vero che il diritto all\u2019esistenza, il diritto alla propriet\u00e0, sono diritti inalienabili, fondamentali per l\u2019uomo, per\u00f2 l\u2019uomo si mantiene in vita, e mantiene una propriet\u00e0 quale gli serve per sopravvivere, solamente in base al lavoro. Lo Stato ha un compito fondamentale, cio\u00e8 quello di garantire la dignit\u00e0 del lavoro a tutti i suoi cittadini. Fichte so-stiene che, per conseguire questo scopo, lo Stato deve accentrare tutti i mezzi della produzione, e deve chiudersi rispetto agli altri Stati, per poter mettere in moto tutte le proprie forze, tutte le proprie energie produttive. Con questo Fichte inizia a delineare uno Stato che non \u00e8 semplicemente il garante giuridico delle libert\u00e0, ma che deve fortemente agire nell\u2019economia, e soprattutto deve garantire non solo formalmente la libert\u00e0 dei cittadini, ma la deve garantire sostanzialmente a partire proprio dalla dignit\u00e0 del lavoro per ogni cittadino. Credo che, in questo, Fichte sia un precursore delle concezioni statali di Hegel e di certi aspetti dello stesso marxismo, della filosofia del socialismo successiva. Si tratta veramente di un pensatore di grandissima dimensione teoretica, di grandissima dimensione morale.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/johann-gottlieb-fichte\/\">Fichte<\/a>\u00a0 \u00a0| \u00a0 \u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/friedrich-wilhelm-joseph-von-schelling\/\">Schelling<\/a>\u00a0 \u00a0| \u00a0\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/georg-wilhelm-friedrich-hegel\/\"><strong>Hegel<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/idealismo-tedesco\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-75 size-medium\" src=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-schelling-hegel1-300x115.jpg\" width=\"300\" height=\"115\" srcset=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-schelling-hegel1-300x115.jpg 300w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-schelling-hegel1-768x294.jpg 768w, http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/fichte-schelling-hegel1.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/idealismo-tedesco\/\"><strong>Idealismo Tedesco<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kant aveva sostenuto che tutta la filosofia precedente a lui era viziata dal dogmatismo della presupposizione dell\u2019esistenza di un ordine, di leggi, all\u2019interno della natura. Kant invece sostiene che l\u2019io \u00e8 il legislatore della natura. Con Fichte abbiamo una definizione di dogmatismo ancora pi\u00f9 radicale, che fa ricadere nel dogmatismo lo stesso Kant . 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