{"id":95,"date":"2017-05-31T21:17:52","date_gmt":"2017-05-31T19:17:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/?p=95"},"modified":"2017-06-14T00:56:49","modified_gmt":"2017-06-13T22:56:49","slug":"kant-e-il-concetto-di-finalismo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.lvthns.com\/blog\/kant-e-il-concetto-di-finalismo\/","title":{"rendered":"KANT E IL CONCETTO DI FINALISMO"},"content":{"rendered":"<div class=\"intro\">\n<div class=\"line\">\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><\/h4>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.treccani.it\/export\/sites\/default\/Portale\/resources\/images\/sito\/scuola\/in_aula\/scienze_umane_e_sociali\/archivio\/finalismo\/artSalandini.jpg_1095970093.jpg\" width=\"230\" height=\"316\" align=\"left\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <i>Paolo Salandini<\/i>*<\/p>\n<p>Kant riconosce di aver scritto la <i>Critica del Giudizio <\/i>(pi\u00f9 letteralmente <i>Critica della facolt\u00e0 del giudicare<\/i>) per gettare un ponte tra la <i>Critica della ragion pura <\/i>e la <i>Critica della ragion pratica<\/i>. Da cosa era costituito il fossato che secondo il filosofo tedesco separava nocivamente il mondo del soggetto conoscente da quello della soggettivit\u00e0 agente? Questo fossato era stato in effetti scavato dalla stessa struttura fenomenica del mondo naturale cos\u00ec come emergeva dalla prima <i>Critica<\/i>: un orizzonte fisico fatto di leggi meccaniche, di necessit\u00e0 normativa, di rigidit\u00e0 geometrico-matematica, le quali rischiavano di compromettere gravemente la realizzazione di quel \u2018Regno dei fini\u2019 (<i>Reich der Zwecke<\/i>) che rappresenta all\u2019interno della filosofia kantiana lo scopo ultimo dell\u2019azione umana come azione libera; la libert\u00e0, vale forse la pena ricordarlo, costituisce per Kant l\u2019essenza noumenica del mondo.<\/p>\n<p><b>La mutata visione della natura<\/b><br \/>\nNell\u2019introduzione del 1959 all\u2019Edizione del Centenario delle <i>Opere <\/i>di Bergson, il filosofo francese Henri Gouhier afferma di voler mantenere fermo un punto in particolare della sua interpretazione del pensiero bergsoniano, vale a dire il cambio di paradigma che dal modello geometrico-cartesiano della natura conduce, grazie alla riflessione dell\u2019autore dell\u2019<i>Evolution cr\u00e9atrice<\/i> a un modello biologico. Ci\u00f2 rappresenterebbe il contributo pi\u00f9 importante e rivoluzionario con cui Bergson modifica la cartografia concettuale del pensiero filosofico moderno e contemporaneo. Ora, perch\u00e9 questo \u00e8 rilevante rispetto al pensiero kantiano? Proprio perch\u00e9 \u00e8 in realt\u00e0 con Kant e con la sua analisi dell\u2019orizzonte teleologico del mondo dei fenomeni naturali che ha inizio questa svolta dal meccanicistico-geometrico al vivente-finalistico.<br \/>\n<b><br \/>\nOrizzonte naturale e libert\u00e0 umana<br \/>\n<\/b>Il \u2018Regno della natura\u2019 (<i>Reich der Natur<\/i>) sembra per\u00f2 opporsi radicalmente all\u2019attuazione del \u2018Regno dei fini\u2019, come Kant ricorda anche nella seconda sezione della <i>Fondazione di una metafisica dei costumi<\/i> (cfr. in particolare i parr. 97-111). In questo scritto che, nell\u2019intenzione dell\u2019Autore doveva rivestire una funzione introduttiva-divulgativa del suo pensiero etico-pratico espresso compiutamente tre anni dopo nella seconda <i>Critica<\/i>, Kant precisa che per \u2018Regno\u2019 (<i>Reich<\/i>) egli intende &#8220;il legame sistematico tra gli esseri dotati di ragione tramite delle leggi obbiettive comuni&#8221;. Ora, gli esseri ragionevoli sono, in forza della loro stessa ragione, degli esseri capaci di porsi dei fini e, sul fondamento incondizionato di questa medesima ragione, di essere dei \u2018fini in s\u00e9\u2019 (<i>Zwecke an Sich<\/i>). Cos\u00ec pu\u00f2 essere definito \u2018Regno dei fini\u2019 quel sistema che comprende sotto un\u2019unica e medesima legislazione i fini degli esseri dotati di ragione, che sono essi stessi fini in s\u00e9, cio\u00e8 dei fini che questi esseri ragionevoli prospettano sotto la condizione di rispettare in se stessi e nei loro simili la dignit\u00e0 di essere fini in s\u00e9. E\u2019 proprio in questa fondamentale qualit\u00e0 di fine in s\u00e9 che ogni essere ragionevole deve considerarsi anche come l\u2019autore della legislazione che genera il \u2018Regno dei fini\u2019. In altre parole, egli deve reputare la propria essenza come libert\u00e0. Certo, per Kant il \u2018Regno dei fini\u2019 non \u00e8 una realt\u00e0 effettivamente esistente, bens\u00ec un ideale; ma un ideale pratico, vale a dire che pu\u00f2 essere realizzato attraverso l\u2019esercizio della libert\u00e0 umana.<br \/>\n<b><br \/>\nLa <i>Critica del giudizio<\/i>: bellezza e finalismo<br \/>\n<\/b>Tornando alla pietra d\u2019angolo della nostra analisi e cio\u00e8 al ponte che Kant ritiene necessario gettare tra la prima e la seconda <i>Critica<\/i>, la questione riguarda l\u2019esigenza di rielaborare il fenomenico \u2018Regno della natura\u2019 cos\u00ec come esce dalle pagine della <i>Critica della ragion pura<\/i>, in modo tale da non far s\u00ec che esso costituisca un\u2019inoltrepassabile gabbia necessitante in vista dell\u2019esplicarsi della libert\u00e0 umana. E\u2019 noto come nella <i>Critica del giudizio <\/i>il filosofo di K\u00f6nigsberg tratti congiuntamente la tematica estetica e quella teleologica, cio\u00e8 finalistica. Ci\u00f2 potrebbe apparire un po\u2019 fuorviante alla luce della tradizione idealistica e storicistica successiva. Bisogna per\u00f2 ricordare come la stessa cosa dovesse risultare pienamente accettabile dai contemporanei di Kant: per esempio Goethe, grande artista quanto profondo naturalista, lod\u00f2 altamente la terza <i>Critica<\/i>, dimostrando, al contrario, una certa freddezza per le altre opere kantiane. In realt\u00e0 \u00e8 da mettere in evidenza la modernit\u00e0 dell\u2019intuizione kantiana di un accostamento tra la natura che opera nell\u2019arte e l\u2019arte che opera nella natura. In altri termini: da un lato la bellezza \u00e8 come dimensione universalmente diffusa nella natura, dall\u2019altro \u00e8 la teleologia in quanto considerazione della natura come progetto razionale e finalistico. In tal senso si capisce l\u2019affermazione kantiana sulla teleologia come &#8220;modo di considerare gli oggetti della natura secondo un principio particolare&#8221; (<i>Critica del giudizio<\/i>, par. 28). Il principio a cui fa riferimento Kant \u00e8 il concetto della causalit\u00e0 della natura secondo uno scopo. Come \u00e8 noto la teleologia \u00e8 un principio regolativo e riguarda i giudizi riflettenti, e non pu\u00f2 quindi rivestire il ruolo di principio costitutivo per i giudizi determinanti. Il giudizio teleologico entra perci\u00f2 in gioco l\u00e0 dove si rivelano insufficienti le leggi di una causalit\u00e0 puramente meccanica. Non \u00e8 di conseguenza possibile per Kant ipotizzare una teleologia fisica che produca una conoscenza concettualmente determinata, ci\u00f2 perch\u00e9 la natura non ci dice nulla riguardo al suo \u2018scopo finale\u2019. Nondimeno questo non impedisce il legame intrinseco tra teleologia fisica e teleologia morale che costituisce appunto la struttura portante di quel ponte tra \u2018Regno dei fini\u2019 e \u2018Regno della natura\u2019 di cui si \u00e8 detto.<\/p>\n<p><b>Il giudizio teleologico<br \/>\n<\/b>Il giudizio teleologico riflette sulle condizioni sotto le quali un fenomeno naturale sia da giudicarsi secondo l\u2019idea di uno scopo finale della natura, pur non potendo trarre dalla natura in quanto oggetto di esperienza alcun principio oggettivo che ci autorizzi a determinare <i>a priori<\/i> una relazione con scopi incondizionati della natura stessa. Il giudizio teleologico \u00e8 quindi &#8220;il giudizio sulle finalit\u00e0 nelle cose della natura&#8221;, senza per\u00f2 possibilit\u00e0 di determinazione scientifica, in quanto puro giudizio di riflessione. Il concetto di finalit\u00e0 della natura, precisa ancora Kant, consiste nel rappresentarcela &#8220;come se ci sia un intelletto che possa contenere il principio che dia unit\u00e0 al molteplice delle leggi empiriche di essa&#8221; (<i>Critica del giudizio<\/i>, Introduzione), e serve perci\u00f2 a riflettere su quella concordanza universale tra la totalit\u00e0 dei fenomeni che resta empiricamente inverificabile. Il filosofo tedesco in definitiva rifiuta la spiegazione dell\u2019unit\u00e0 e della finalit\u00e0 naturali in termini univocamente meccanici, introducendo cos\u00ec una riflessione sul finalismo, che pur non rivestendo un significato esplicativo renda per\u00f2 possibile la fondamentale integrazione tra il piano necessitante della natura fenomenica con l\u2019attuazione della libert\u00e0 umana.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">*Insegna filosofia all&#8217;Educandato Statale \u2018Agli Angeli\u2019 di Verona; \u00e8 docente a contratto di Terminologia filosofica all&#8217;Universit\u00e0 San Raffaele di Milano e <i>visiting professor<\/i> all&#8217;Universit\u00e0 di Bari. Tra i suoi ultimi lavori: <i>La permanenza e l\u2019inquietudine. Per una storia obliqua della filosofia<\/i> (Milano, 2008); <i>Hegel. Biografia dell\u2019assoluto<\/i> (Roma, 2008).<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Salandini* Kant riconosce di aver scritto la Critica del Giudizio (pi\u00f9 letteralmente Critica della facolt\u00e0 del giudicare) per gettare un ponte tra la Critica della ragion pura e la Critica della ragion pratica. 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