Urban Liveability & Innovation For Everyone #MyCityofTomorrow – Uno spazio di riflessione sulla città e i territori di domani – Lavoro, produzione e consumo. La città di domani è già oggi di Ferdinando Trapani (Università di Palermo-D.ARCH), Pietro Columba (Università di Palermo-D. SAAF), Maria Luisa Germanà (Università di Palermo-D.ARCH), Gioia Gibelli (SIEP-IALE), Vera Greco (Regione Siciliana, Ass.to Beni Culturali), Renzo Lecardane (Università di Palermo-D.ARCH) «(…) una grande città costruita secondo tutte le regole dell’architettura e improvvisamente scossa da una forza che sfida i calcoli» (De Certau, 2001: 167)1 L’infanzia produttrice dello spazio ‘altro’, interiore, che per De Certau superava la pianificazione con la sua arte di vivere il quotidiano oggi è di nuovo attuale. Nell’Antropocene delle retoriche trasformative del pianeta2 la Natura ha assestato un colpo da annoverare nella storia dell’epidemiologia3. La ricerca dirà se l’uomo ha influito o meno4. COVID19 ci porta più facilmente a pensare al Mondo come una unica città dove le aree urbane, di ogni ordine e grado, rurali e naturali, sono diventate interrelate. La campagna è una dimensione insediativa dove sembra ora più agevole guardare al mondo come ad una ‘casa comune’ in cui lavoro, produzione e consumo chiariscono tante cose diverse rispetto al modo di vivere radicato nelle grandi città: fare il pane in casa, ad esempio. Ci chiediamo come l’agricoltura sostenibile grazie alle nuove tecnologie possa diventare di nuovo una parte importante della vita della casa comune. Una chiave di benessere supportato dalle nuove tecnologie come terreno di nuove esplorazioni di senso sociale. La società della città in estensione di produzione territoriale potrebbe affrontare l’alto grado di complessità che comporta la ricerca di questo obiettivo di nuovo benessere grazie alle tecnologie computazionali da governare adeguatamente. Nelle aree metropolitane delle regioni sviluppate il tasso di inquinamento ambientale è pari alla qualità della vita ed al livello di reddito mentre dove si produce prevalentemente con l’agricoltura l’abbandono è un pericolo costante i guadagni sono tendenzialmente decrescenti a meno dell’agri-industria e della zootecnia ad alta intensità energetica inquinante5. Il vuoto creato dai blocchi industriali quasi totali e di quelli metropolitani fanno si che il mondo nuovo sembra fermarsi e il mondo antico sembra riapparire. E’ facile prendere abbagli quando può prevalere la paura del futuro di povertà, solitudine e/o dolorosa separazione dagli affetti più cari. La decisione politica è posta sotto stress inauditi. La politica è in cerca di politiche e (finalmente) è costretta a rivolgersi alla scienza. Ma una cosa è la decisione politica durante le catastrofi e altra cosa è la ricerca scientifica quando parte da zero. Il pericolo è delegare alla
1 Michel de Certeau, L’invention du quotidien. L’Art de fair, Paris: Gallimard, 1990. Trad. it.: L’invenzione del quotidiano, Roma: Lavoro; 2001: 144-167.
2 Luke TW. (2017), Reconstructing social theory and the Anthropocene. European Journal of Social Theory, 20(1):80-94.
3 Cfr. Diamond J. (1995), Guns, Germs and Steel. The Fates of Human Societies. New York: Norton & Company. Trad. it.: Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni. Torino: Einaudi; 2014: 369-371.
4 A tal proposito si tenga in conto l’iniziativa ISPRA-ENEA (http://www.isprambiente.gov.it/files2020/area-stampa/comunicati-stampa/pulvirus.pdf) e il preprint in attesa di review: Xiao Wu, Rachel C. Nethery, Benjamin M. Sabath, Danielle Braun, Francesca Dominici (Posted April 27, 2020), Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States: A nationwide cross-sectional study. In: medRxiv preprint. Doi: https://doi.org/10.1101/2020.04.05.20054502 .
5 Si tenga in conto la ricerca dell’Università di Firenze sul tema: https://www.landscapeunifi.it/2020/04/15/coronavirus-agricoltura-tradizionale-come-modello-per-ripartire-lo-studio-delluniversita-di-firenze/ .
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scienza le scelte politiche o addirittura le stesse politiche: il lavoro non può restare nel mezzo. Non accade nulla oltre le dichiarazioni di intenti e gli agenti e le agenzie del lavoro-produzione e consumo fanno da sole con la creatività spinta dalla necessità. Nessuno di loro attende più le politiche dei decisori. Costretta a fare da se, l’umanità silente dei non protagonisti e dei senza-soldi si reinventa non potendo far altro. I comportamenti individuali restano la chiave per sconfiggere la pandemia e reinventare il mondo del lavoro in attesa della soluzione scientifica (terapia o vaccino). E’ tempo di riflettere per capire in un mare di fake news. Servono visioni per migliorare la vita dappertutto, non solo nelle aree sviluppate, ipersature di velocità, movimento, ricchezza, prodotti e consumi. Voci discordanti: ‘la scienza aveva ragione’ oppure ‘la scienza non ha fatto abbastanza’ o ancora ‘non ci ha protetto come ci aspettavamo’. Solo guardando le performance delle regioni italiane e gli altri stati europei ci siamo accorti che una strategia esiste e pare funzionare: testare, tracciare, trattare6. Rispetto al rigurgito della Natura ci siamo trovati all’improvviso scoperti al rischio di pandemie cicliche e, come prima, di catastrofi naturali o di origine antropica. Il sentimento proveniente dal mondo del lavoro viene spesso zittito: abbiamo bisogno di certezze ossia di soldi e cronoprogrammi istituzionali. Se le organizzazioni internazionali non intervengono con efficacia l’attenzione potrebbe spostarsi alle riserve della finanza globale e all’Impero7 con esiti imprevedibili la stabilità dei mercati prima e per la sicurezza sociale poi. Nel frattempo dell’attesa della scoperta del vaccino per il RNA –Virus COVID19 è stato possibile ascoltare impressioni corrispondenti a idee o a desideri per la ripartenza. Queste impressioni, alcune spinte dalle prime fasi emotive ed altre più sedimentate8, le riassumerei in una sorta di decalogo: 1) capillarità (motore sociale mondiale), 2) povertà (siamo tutti poveri ma ricchi di vita se la città-mondo si attrezza alla solidarietà), 3) agricoltura (cardine delle strategie di resilienza), 4) manifatture (telaio inarrestabile della contemporaneità), 5) turismo (addio alle masse!), 6) conoscenza (formazione, informazione, competenza vs. fake news strumentali), 7) democrazia (Trasparenza nel governo della Cosa comune e Dignità della persona umana), 8) salute e rischi (cura preventiva: health care & wellness/risk assessment), 9) controllo (autodisciplina e human remote self sensing, intelligence), 10) integrazione (approcci transdisciplinari, multi attore, multidimensionali, multiobiettivo; algoritmi, intelligenza artificiale, big data, data mining). Facciamo strada alla selezione dei valori profondi che possono essere la via per una nuova arte di vivere alla ricerca di un benessere durevole. La dimensione dell’ecologia integrale9 può essere una proposta collettiva di una condizione di armonia tra natura, campagna e città al di fuori delle retoriche dei giochi di potere. A questo scopo serve una nuova cultura del progetto sociale che sappia interpretare il passato per saper interrogare il presente erodendo l’eterna ideazione del futuro del tutto inutile. Quello che c’è (ora e subito) è tutto quello che abbiamo e dobbiamo ri-utilizzarlo bene sulla base del passato. Queste impressioni, alcune spinte dalle prime fasi emotive ed altre più sedimentate, ci portano a pensare che il lavoro potrebbe essere totalmente ripensato in chiave di autosostenibilità territoriale. Restiamo alla ricerca della direzione giusta per stare insieme in un modo continuamente nuovo e preparato, stavolta, ad
6 Intervista di Luca Telese a Alessandro Vespignani, TPI.it: https://www.tpi.it/cronaca/vespignani-coronavirus-intervista-virologi-italiani-e-3t-20200503595940/ .
7 Hardt M., Negri A. (2000), Empire. Cambridge (MA): Harvard University Press. Trad. it.: Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, Milano: Rizzoli; 2002.
8 Becchetti L. (2020), Una “Ripresa Resiliente” come condizione per un futuro migliore. In: Avvenire, 07 maggio 2020. https://francescomacri.wordpress.com/2020/05/07/una-ripresa-resiliente-come-condizione-per-un-futuro-migliore/ .
9 Lettera enciclica, Laudato si’ del papa Francesco sulla cura della casa comune: IV° Cap. p. 42.
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eventuali altri lockdown necessari per nuovi equilibri nell’Antropocene dell’incertezza umana laddove «un’archeologia dell’arte di vivere si può ritrovare nelle forme più arcaiche di vita e che, continuando al di sotto delle istituzioni storiche, oltrepassa “la cesura creata dallo stesso emergere della coscienza. Assicurano delle continuità formali e la permanenza di una memoria senza linguaggio, dal fondo degli oceani alle strade delle nostre megalopoli”»10.